Aumento occulto tariffe: a che punto siamo?

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Dopo il nostro articolo di sostegno alla petizione promossa su Chenge.org, rieccoci a considerare le evoluzioni relative all’aumento occulto delle tariffe che i gestori Tim, Wind e Vodafone stanno perpetrando ai nostri danni. Se ancora non l’avete fatto, votate: mi raccomando!

Ricordate la questione? Riassumo in breve (per maggiori info, tuttavia, leggete l’articolo precedente): con una silenziosa manovra commerciale, tre delle quattro maggiori compagnie telefoniche italiane stanno operando un aumento occulto delle tariffe – circa il 7% in media in più, su base annua – mediante una tariffazione mensile spalmata su 28 giorni anziché i consueti 30/31. Ciò, come abbiamo spiegato, comporta una mensilità in più di pagamento, sommando i giorni che “si perdono” con questa nuova tariffazione.

Ok, rinfrescata la memoria, veniamo alle novità.

È notizia recente quella che vede la discesa in campo dell’AGCOM (Agenzia garante per le telecomunicazioni), la quale, pur valutando come “riconducibile a pratiche commerciali non configuranti un illecito”, ha segnalato all’Antitrust tale “novità” tariffaria, proprio per valutare nel dettaglio una delle questioni emerse anche nel corpo del nostro precedente articolo: siamo sicuri che queste pratiche commerciali “ammesse”, non configurino una materiale impossibilità di scelta in capo all’utente finale?

CARTELLI E CARTELLONI PUBBLICITARI

Pensateci un attimo. Se il mio gestore cambia il modo di calcolo delle tariffe “in corsa”, cioè DOPO che abbiamo sottoscritto un contratto, il mio diritto di consumatore è QUANTOMENO quello di uscire dal contratto SENZA che vi siano penali o penalizzazioni di tipo economico, in quanto non posso essere tacciabile di alcun tipo di “colpa” per il recesso (non dipendente dalla mia volontà) che mi viene praticamente imposto, se non accetto la nuova formula di tariffazione.

Ora, la situazione sarebbe ancora passabile se dopo il mio recesso “indotto” io (utente) potessi guardarmi attorno e fruire di una valida alternativa presso altri operatori telefonici, scorrendo le rispettive offerte tariffario. Questo è il punto cruciale, poiché in Italia non è così. L’ipotesi è che Tim, Wind e Vodafone abbiano creato un CARTELLO commerciale, ossia una pratica di marcato scorretta e vietata, per mezzo della quale i soggetti commerciali (le compagnie telefoniche, in questo caso) si accordano – pur restando nella legalità – in maniera tale da rendere impossibile o difficilissimo per l’utenza operare una scelta pienamente libera e franca da strane alchimie.

L’antitrust sarà chiamata a pronunziarsi proprio in merito a questo aspetto, ossia a valutare SE la strana concomitanza nella scelta di modificare sui 28 giorni il rinnovo automatico delle tariffe sia stata una simpatica casualità oppure se tale situazione abbia i contorni della macchinazione ai danni dell’utenza ed in che misura tale comportamento leda o possa potenzialmente ledere i legittimi diritti dell’utente finale.

In particolare per TIM, l’Autorità Garante ha redarguito la poca informazione relativa all’eventuale possibilità per l’utente di recedere senza penalità, lasciandolo invece all’oscuro ed inducendolo all’erronea convinzione di non potere nemmeno esercitare il diritto di “liberarsi” dal contratto in essere (cosa pazzesca già di suo: non erano xEuro per sempre? Allora se da domani cambio io idea e ti pago la metà, vale lo stesso?) senza incorrere in penali di sorta.

Noi come sempre resteremo vigili in merito a questa faccenda, tenendovi aggiornati in merito alle novità. Con l’auspicio forte e vigoroso che le autorità si facciano parte diligente e sappiano tutelare al meglio l’utenza.

 Che ne pensate? Trovate giusto questo aumento?

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