#Focus: “Chi custodirà gli stessi custodi?” Sicurezza e diritti nell’era digitale

Questo articolo esula un po’ dalle notizie a proposito di Microsoft e dell’ecosistema creato dall’azienda e allarga la prospettiva su un tema tanto delicato quanto cruciale nel mondo di oggi. Un tema che è legato a doppio filo da una parte con il mondo della tecnologia, dall’altra con il mondo della privacy e dei diritti dell’uomo.

Questa riflessione, che di proposito rimarrà aperta, nasce dalle sempre più numerose misure che, nonostante le richieste dei principali attori della rete, vengono approvate dai vari governi e agenzie di spionaggio nazionali, come il rumoreggiato progetto “Irritant Horn” e soprattutto la recente approvazione di modifiche alla normativa che nel Regno Unito regola la sicurezza informatica.

Il fatto è questo: il governo del Regno Unito ha silenziosamente approvato una sostanziale modifica al Computer Misuse Act, la legge che inasprisce le pena per gli attacchi informatici, esonerando le agenzie di intelligence nazionali dalla persecuzione legale per l’hacking di computer, telefoni e network. La cosa che più sorprende è che, come dice il gruppo Privacy International, “sembra che nessun regolatore, commissario preposto alla vigilanza sulle agenzie di intelligence, l’Ufficio del Commissario informazione, industria del settore, organizzazione non governativa siano stati notificati o consultati in merito alle modifiche legislative proposte”.

Per di più il GCHQ, il Quartier generale del governo per le comunicazioni del Regno Unito, ha annunciato pubblicamente all’inizio del mese che avrebbe assunto hacker di network e di computer con la motivazione di rintracciare e prevenire attentati a infrastrutture cruciali nazionali e di difendere sistemi governativi contro i criminali che tentano di rubare informazioni, identità o denaro. Ma le modifiche sarebbero anche in risposta, secondo Privacy International, alle accuse dello scorso anno che contestavano ripetute attività di hacking condotte dallo GCHQ così come descritte nei file trapelati grazie a Edward Snowden, in cui si mostra come l’agenzia sia in grado di controllare remotamente tra gli altri anche gli smartphone, e sfociata in una sentenza di tribunale che ha definito i programmi di sorveglianza di massa dello GCHQ “fuorilegge”.

Le modifiche alla legge sono state quindi contestate al banco della Corte Europea dei Diritti Umani, che prenderà in carico il caso probabilmente alla fine di quest’anno.

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Abbiamo preso questo caso per sviluppare una riflessione più ampia, che incita e stimola soprattutto i vostri pareri. Per questo vi lasciamo solamente con delle domande

Tenendo conto del fatto che viviamo in un’epoca in cui praticamente ogni briciolo di informazione della nostra vita passa attraverso un device multimediale che ha la possibilità di essere hackerato, controllato e spiato, qual è il confine tra diritti umani e misure di prevenzione contro cyberattacchi criminali? Fin dove si dovrebbe estendere e qual è il limite dei poteri di coloro che deputiamo alla custodia della nostra incolumità?

E, secondo un ragionamento circolare, possono queste organizzazioni che sono deputate a difendere il cittadino, prevaricare i diritti dei cittadini stessi? Operare fuori dalla legge è veramente un bisogno da cui non si può prescindere per farla rispettare?

Non posso che concludere con la citazione di una delle più autorevoli voci che si sono espresse a questo proposito sin dall’antichità: Platone, nella Repubblica, scrive che non occorrono custodi per coloro che governano la cosa pubblica perché essi conservano in se stessi una integrità e correttezza unici, non riscontrabili in altre figure, perché si presume che siano “filosofi”, nell’accezione di amanti e dediti alla saggezza, al ragionamento, al raziocinio. Ma alla luce della portata dei recenti datagate, abbiamo a che fare o no con dei filosofi?

FONTI: ZDNet, via PuntoInformatico

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Con la passione per la scrittura e maniaco di tecnologia, un esploratore dei recessi della comunicazione e dei suoi mezzi: un Indiana Jones dell'era digitale