Holoflex è uno smartphone flessibile con un display olografico

Holoflex testata

Verrà presentato la prossima settimana all’ACM CHI 2016: una conferenza a San Jose sull’interazione Uomo-Macchina.

Si presenta come qualcosa che ci fa di nuovo sognare, nel panorama degli smartphone, su mirabolanti e future tecnologie. In un’era in cui ci sembra di avvicinarsi al picco massimo dello sviluppo degli smartphone, con nuovi modelli che sono soltanto più sottili e leggermente più veloci dei precedenti, senza introduzione di caratteristiche nuove e davvero innovative.

Come? Lo schermo dell’iPhone è sensibile alla pressione? Oh beh.. urrà! (ironia: off)

Fortunatamente, per chi come me è un sognatore, alla Queen’s University Human Media Lab in Australia hanno un prototipo molto particolare.

 

HoloFlex

Questo smartphone, chiamato provvisoriamente HoloFlex, include uno schermo Full HD e una CPU Qualcomm Snapdragon 810 da 1.5 GHz. Oltre a questo, ha una GPU dedicata e 2 GB di RAM, per Android Lollipop.

Ah, ve l’ho detto che è anche flessibile e ha un display olografico? Devo essermelo scordato.

 

FOLED

Il FOLED, cioè OLED flessibile, è alla base di questo particolare schermo. Ha una risoluzione di 1920 x 1080 pixels e il touchscreen. Sopra a questo normale schermo, c’è una matrice di piccole lenti (stampate 3D) a forma di goccia che costituiscono la parte “olografica” del display.

Queste gocce (sono 16640, disposte in una matrice 160 x 104), sono delle microlenti che distribuiscono la luce proveniente dallo schermo sottostante, in modo diverso a seconda dell’angolo di visuale.

Un po’ come le figurine 3D, per intenderci, ma con la dinamicità di uno schermo e l’interattività di un touchscreen.

Microlens array FOLED

 

Ologrammi

Non è proprio un ologramma iper-definito che esce fuori dallo schermo “a la Star Wars”, per intenderci. Ma dona una profondità di immagine innovativa ad uno schermo. Per ora la risoluzione è bassa e l’effetto non è dei migliori, ma l’idea di fondo è davvero una cosa nuova. Ma come funziona?

Un ologramma è tridimensionale perché la luce che emana non “contiene” soltanto informazioni sulla posizione sul piano XY dello schermo, ma anche sull’angolo del raggio di luce. In altre parole l’angolatura che viene conferita al raggio di luce, riproduce come vediamo il mondo nella realtà perché porta con sé informazioni sulla profondità.

Cioè viene conferito tramite un algoritmo software. Se il pixel sotto a una microlente emana un raggio di luce, questo viene deviato dalla lente e porterà con se una informazione aggiuntiva. Siccome la microlente “copre” molti pixel (diametro di 12 pixel, per la precisione), a seconda di quale pixel verrà acceso il raggio verrà deviato in modo diverso.

Potete vedere l’effetto aprendo questo video dimostrativo del prototipo HoloFlex, anche se non rende giustizia alla profondità del display.

 

Un nuovo modo di interagire

Ora che abbiamo la profondità dell’immagine, il prototipo HoloFlex ci dà anche un nuovo modo di interagirci: la flessibilità. Ciò può essere utilizzato in alcuni giochi (nel video: Angry Birds) conferendo simultaneamente anche un feedback aptico (cioè “sentiamo” effettivamente quando stiamo flettendo lo smartphone, perché oppone resistenza).

FOLED HoloFlex flexible

 

Conclusioni

Non è di certo il primo esempio di display olografico, ma è il primo ad essere: flessibile, integrato in uno smartphone, utile in un certo qual modo.

Significa che vedremo presto dei display flessibili olografici? Probabilmente no. Ma in un futuro, forse! Sicuramente è una innovazione che ci fa dubitare sull’effettivo raggiungimento del “picco di sviluppo massimo” degli smartphone. Forse, si è solo rallentato un po’. Voi che ne pensate?

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Francesco Tili
When you change the way you see the world, you'll change the world you see - S. Nadella
  • Gionata mummia800

    Un grande passo verso il futuro sicuramente, queste cose ti fanno pensare che oltre agli stupidi esistano uomini con capacità di creare cose impensabili.

  • TheVexed

    interessante, sicuramente getta le basi per utilizzi in altri campi e migliori implementazioni

  • Gaetano Moggio

    Lo sviluppo massimo è una cavolata. Non sono un ingegnere, nè un inventore, ma anni fa (99-2000) per colpa dei miei pollicioni sognavo tel con tutto schermo e tastiere a misura variabile; per scaricare completamente la batteria con due mini fili elettrici accendevo una lampadinetta da torcia elettrica per qualche minuto e sognavo di inventare una torcia di emergenza e scaricabatterie. Così come tanti anni fà parlavo di telefoni piccolissimi (da infilare in una carie dentale e controllare al polso) e poi tel in plexiglass flessibili; ho centinaia di alunni testimoni. Voglio semplicemente dire che basta vedere l’evoluzione dei windsurf dalla loro invenzione ad oggi (il kite surf) o quello che è capitato alla bicicletta, che prima è stata ferma x 100 anni poi negli ultimi 10/20 anni è diventata di tutto.
    Oggi l’evoluzione tecnica è così globale e così social che addirittura alcune evoluzioni distruggono i propri ‘padri’. Le prime chiavette Usb da 1 Gb (memoria o dischi removibili) erano una ‘meraviglia mai sognata prima’ (i primi portatili ‘evoluti’ che pesavano meno di tre chili, per esempio, costavano 2/3 milioni di lire e avevano 20 Mb di memoria!) le prime ‘chiavette’ dicevo sono assolutamente obsolete, superate e ‘uccise’ dalle Micro Sd (vanno nei telefonini) grandi come un’unghia di mignolo e da 64 o 200 G! Purtroppo non ricordo il nome, ma nel 1908 un famoso matematico disse “ancora poche equazioni e avremo risolto tutti i problemi dello scibile umano”. Occhio alle illusioni, quella mentalità (misto di stupore, apprezzamento per tutte le invenzioni e le conquiste tecnologiche del tempo, grandiosità e portroppo illusioni di potenza) alla fine portarono a due grandissime guerre con milioni di morti. Per brevità, chiedo scusa per le approssimazioni.