Il caso Nextgen Reader: quando è giusto ripagare un’app?

nextgen reader! universal app

La versione per PC di Nextgen Reader, una delle applicazioni più diffuse per la lettura di notizie tramite RSS si è aggiornata in questi giorni ad universal app.

 

Si tratta sicuramente di un passo promettente, che segue quanto già fatto da molte applicazioni negli ultimi mesi. Tuttavia quello di Nextgen Reader è stato sotto molti aspetti un aggiornamento sui generis, che potrebbe diventare un precedente, buono o cattivo che sia, destinato ad essere imitato da altri sviluppatori. Gli autori hanno infatti deciso di non aggiornare l’app già esistente, rendendola un’UWP, preferendo invece pubblicarne una nuova, con lo stesso nome a meno di un punto esclamativo finale.

 

Il fatto in sé non causa ovviamente alcuna difficoltà per l’utente, fatta eccezione per la necessità di cercare manualmente la nuova versione sullo store e reinstallarla (il che escluderà probabilmente una buona parte dei meno informati da questo aggiornamento). Il problema, se così si può chiamare, nasce però dal fatto che l’applicazione in questione non è gratuita, ma è scaricabile ad un costo di 3,99€ (per pochi giorni scontata a 2,99€), e questo vale tanto per la “vecchia” versione che per la nuova UWP. Così, utenti come il sottoscritto, che hanno acquistato l’applicazione destinata a Windows 8.x, per averne la versione aggiornata ed universale devono sostanzialmente ricomprarla.

 

commenti store nextgen reader

 

Si tratta certamente di un caso isolato, e fin quando rimarrà tale non sarà opportuno sollevarne una questione, ma questa condizione non è poi così scontata: la politica adottata dagli sviluppatori di Nextgen, infatti, è diretta conseguenza di ciò che è un’universal app rispetto ad un’app per Windows 8: un’applicazione nuova. Ogni sviluppatore è cos’ costretto a riscrivere il proprio codice praticamente da zero per renderla universale, ed è quindi logico che possa pretendere gli introiti che spettano ad una nuova applicazione, per esempio pubblicandola sullo Store come tale.

 

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Dal lato utenza, d’altra parte, viene così a mancare parte del prodotto per cui si è pagato: io utente ho concesso i miei soldi non solo per l’applicazione che scarico al momento dell’acquisto, ma per ogni sua più recente versione che sarà sviluppata. Questo tacito contratto tra sviluppatore ed utente può anche considerarsi onorato per chi stia utilizzando l’applicazione da tempo, ma certo non si può dire lo stesso per chi, inconsciamente, l’ha acquistata pochi giorni fa. Quest’ultimo si ritroverebbe infatti ad aver speso gli stessi soldi di chi compra la versione universal, ritrovandosi sul dispositivo un’applicazione superata dopo pochi giorni.

 

Va detto, ad onor del vero, che anche l’applicazione originale rimane ancora perfettamente funzionante e disponibile sullo Store, ma non ci sarà da stupirsi se, a livello di supporto, verrà lentamente abbandonata.

 

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Personalmente non ho apprezzato questa strategia: pur avendo tutti i diritti di agire in questa maniera, gli sviluppatori avrebbero potuto curare meglio il rapporto di fiducia con l’utenza rinunciando solo ad una minima parte dei guadagni. Per esempio avrebbero potuto semplicemente rendere gratuita l’applicazione per Windows 8.1 (ora scontata a 1,99€) con qualche mese d’anticipo per evitare acquisti a pochi giorni dall’uscita della nuova versione, pubblicando poi quest’ultima come PRO al prezzo stabilito. Ammetto di non essere perfettamente super partis, in quanto io stesso faccio parte dell’utenza, ma confido che simili comportamenti non diventino un’abitudine connessa al passaggio alle app universali.

 

Detto ciò, era evidente che il passaggio alle applicazioni per Windows 10 non sarebbe stato indolore: spesso significa onerose riscritture da parte degli sviluppatori, in questo caso uno spiacevole inconveniente per gli utenti e, probabilmente, un’occasione di un guadagno extra per i developers.
Ovviamente vogliamo sapere anche voi da che parte state, l’area commenti è li per quello.

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Simone Mascarino
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