#Focus: Le masse al gusto mela

Il primo di quelli che spero possano essere una lunga (e dilazionata) serie di articoli, coi quali mi piacerebbe commentare alcune delle vicende relative a questo nostro bizzarro e meraviglioso mondo digitale, prenderà spunto dalla recente uscita dei nuovi iPhone, senza tuttavia volerne fare il nocciolo centrale del discorso.

Anzi, a dirla tutta, spero che questi articoli escano dal pantano delle “tifoserie” e possano innescare una discussione costruttiva e matura in merito alle questioni che di volta in volta proporrò (o che mi chiederete di trattare, perchè no?).

Premesso quanto sopra, inizio questo mio primo articolo così: guardate la foto che segue.

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Cosa rallegra questo ragazzo?

Forse una medaglia olimpica, dopo mesi di estenuanti allenamenti?
Forse, pervaso dallo stesso spirito altruistico di Harry Dunant,  ha appena salvato la vita ad alcune migliaia di persone?
Oppure, chessó, avrà finalmente ottenuto un sospirato “sí” dalla persona (avrei scritto ‘donna’, ma ormai non so se si possa dire al alta voce) della sua vita?

Nulla di tutto questo.
Pare che abbia appena impiegato una somma di denaro pari ad almeno 600 euro (cosí, restando sul valore più basso), per il suo nuovo (?)  e fiammante iPhone6, dopo chissà quante ore di paziente attesa per averne uno. E con tanto di lieti applausi degli astanti.

Ora, ci terrei a precisare che io sono fortemente convinto che il motto “vivi e lascia vivere” riassuma abbastanza bene quello che vorrei avere dalla mia esistenza. Dunque, non starò a dirvi cosa abbia o non abbia di bello il nuovo cellulare Apple, perché sia più o meno buono di un Windows Phone o di un Android: non solo non mi interessa, mi annoia.

Con questo articolo, nato dal senso di FASTIDIO per l’immagine che ho mostrato e per quelle che mostrerò, mi piacerebbe effettuare un ragionamento da “essere umano razionale”, consapevole di esistere nell’anno 2014 e nel solco del vivi e lascia vivere, quanto più potrò.

Anzi, mi scuso anzitempo se risulterò sgradevole o poco corretto, precisando sin d’ora che la foto del ragazzo (come tutte quelle che userò) é solo simbolica: non so chi egli sia né mi importa oltre la circostanza che lo raffigura. Utilizzo la foto che lo ritrae soltanto per discorrere di ciò che essa mostra, osservandola unicamente sul piano collettivo e fattuale, lasciando fuori dal ragionamento i sottintesi e le faziosità di bassa lega.
Inoltre, ci tengo a precisare che avrei potuto scrivere concetti analoghi a quelli esposti, per qualsiasi altro fenomeno di pazzia collettiva dovuto al futile rilascio di un oggetto. Non parlo di Apple quindi; uso Apple (e combriccola) per parlare di società.


To be Here, now?

Ecco una domada d’esordio proprio azzeccata, mutuata dai bravi e litigiosi Oasis. Let’s go, per proporre una serie di punti di domanda.

Dunque, iPhone. Bene.
E quindi, le consuete scene si ‘isteria’ di massa:  discorsi di presunti esperti/appassionati, spinti da miope tifoseria, che iniziano mesi prima del rilascio del prodotto, sussultando persino per immagini o dati tecnici irrealistici o fasulli; raduni nei locali in attesa del rilascio; migliaia di forum pro/contro stracolmi di commenti che spesso rasentano il ridicolo… E cosí via, sino al giorno -1 , quando l’isteria si sposta nel mondo reale, con mendicanti 2.0 gettati per strada, in fila anche da due giorni prima per poter avere il nuovo parto della mente geniale (?) di casa Apple. É così ogni volta, ad ogni latitudine… Ed é ogni volta profondamente triste. Anzi, ogni volta sempre di più.

Perché ridursi a scene come queste?

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Ce ne sarebbero mille motivi di biasimo, ma proverò a contenere i concetti.

La prima cosa, la più evidente, é quanto emerge da questi fenomeni di massa. Domande sparse (sempre più sconnesse):  Apple sta fallendo? NO. I primi tot clienti avranno uno sconto? NO. Almeno avranno una dotazione piu ricca del prodotto? NO. Forse allora Apple smetterà la produzione dopo che finiranno le scorte di magazzino? NO, anzi.
Ed allora, perché fare di tutto e sacrificarsi  (non solo economicamente) per essere tra i primi ad averlo?
La mia risposta é che, purtroppo,  tale atteggiamento é lo specchio dei tempi. La vanagloria di avere subito il feticcio tecnologico diviene drammaticamente più importante del ‘cosa faccia’, del ‘se davvero serva’, del ‘che novità introduca’ ed anche del ‘quanto costi’. O, come s’é visto, del se davvero sia di buona qualità. Tutto passa in secondo piano rispetto alla gratificazione evanescente di aver raggiunto per primi un traguardo (??) inutile.
E fa tristezza, perché ci dipinge come sempre più soli, come bisognosi di qualcosa che dia un senso alla nostra routine, che ci regali un brivido che, altrimenti, nella nostra esistenza normale non riusciamo più ad avere.
Servirà a vantarsi di avere un cellulare con gli amici? Garantirà un bouquet di battute per sentirsi meno “sfigati” tra altri sfigati o finti brillanti che usano un oggetto per sentirsi migliori?
Già solo questo é raccapricciante, ed immagino che produrrà commenti sarcastici che non faranno che avvalorare la mia tesi.

Il secondo aspetto che mi cagiona tristezza é la domanda appena susseguente: cosa sta succedendo?
La passione, si sa, non ha alcuna parentela con la razionalità. Va bene. Comprendo cosa sia avere una passione ed ammetto porti a fare cose “insolite e/o pazzesche”.  Ma tolto il fattore prezzo (ne parleremo dopo; fingiamo per ora che la passione giustifichi ogni costo del bene) succede che attendere alcuni giorni dopo il day zero non avrebbe comportato nessun problema. A nessuno davvero, perché avere una cosa prima, non misura né attenua la passione; anzi, forse é vero l’esatto contrario. Un gran bello spot pubblicitario di una nota bevanda rossa, ricordava la saggezza di questo motto: il vero piacere sublime é l’attesa del piacere stesso.
Riflettiamoci: avere subito ciò che desideriamo (sapendo che l’avremo) ci dará più appagamento? Ci aiuterà a valere di più come persone o ad apprezzare meglio quel che abbiamo ottenuto? Chissà. Personalmente penso di no. E ho il terribile sospetto, sempre più forte, che questi comportamenti confinino ad ovest con la coglionaggine.

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Proseguiamo. Terzo motivo di mestizia.
L’oggetto del desiderio é innovativo al punti da essere necessario? O cambierebbe drasticamente la mia esperienza d’uso?

La risposta a freddo e quella a caldo una volta tanto coincidono: NO.
Se sul mercato fossimo in una situazione di monopolio perfetto, cioè se solo Apple producesse telefonini, questo nuovo iPhone non giustificherebbe un taglio netto col passato cosí grande da necessitare (??) un cambio di terminale. E dunque non é giustificato né il costo abnorme né lo stress per averlo a ridosso dell’uscita. Peggio ancora se parlassimo di mercato reale, dove le alternative sono tantissime.
E, no, spiacente, non regge il discorso sul fantastico ecosistema della Mela. Qui il discorso sarebbe invero assai grottesco, poiché molti utenti Apple non hanno nemmeno idea di aver attivo il servizio iCloud né che foto e altro viaggino allegri per la rete sino a “casuccia”. Lasciamo stare questo punto, tuttavia, perché sto provando a contestare un sistema di eccessi, che deve poter valere per qualsiasi marca o accessorio hi-tech.

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Toccalo…

Ancora, quarto punto: perché persistere a voler abitare al confine ovest per espatriare? (dai, se non l’avete capita mi offendo: leggete BENE il punto n.2, suvvia).
Vogliamo fare gli emancipati, i liberi (mai concetto nella storia umana fu più travisato e tradito), i libero-pensatori alternativi e poi? Una buona campagna di marketing e quattro commenti qui e lá messi ad arte e ci precipitiamo a fare PROPRIO quello che vogliono che facciamo?
Siamo nel classico stilema delle dittature ideologiche: io, dittatore, che professo di portare avanti il mio regime in nome della libertà, vi chiedo di essere liberi di sostenere la mia dittatura, ma solo se credete nella libertà. E non dovete crederci per forza, perché voi siete liberi di credere che anche il male sia un bene. Ma il bene é la libertà che vi offro.

Difficile? Beh, mettiamola cosí allora.
Ho l’impressione di assistere a quelle scene in cui chi ha un bullo che lo picchia, si trovi non solo a giustificarlo, ma quasi ad incoraggiarlo a picchiare, perché in fondo anche noi stessi ci reputiamo deboli, pur mostrandoci agli altri come stufi della situazione e pronti a reagire.

Vi rendere conto che nelle scene di idiozia generalizzata, enfatizzate dai mezzi di comunicazione, non siete altro che le scimmiette che bramano lo zuccherino? Vi rendete conto che stare facendo tutto il possibile per farvi picchiare dal bullo? Riuscite a capire che la vostra libertà di scelta non si limita a: o col regime o col Male, ma si può andare oltre?

La vogliamo smettere di fare i lemming?: a che serve fare centinaia di chilometri per buttarsi a morire nel mare?

Ultimo punto: i costi.
Ma dico, seriamente… Chi vogliamo prendere in giro? Ormai saprete di comprare qualcosa che costa 2/4 di più di quello che vale, perché VOI stessi alimentate il bullo, stupidamente. Ok.
Ma le evidenze sociali di questa cosa sono agghiaccianti.

Piú di qualcuno, giusto per restare in casa nostra, si domanda come sia possibile che, in alcuni territori disagiati del nostro Paese, possano esserci cosí tanti giovani e giovanissimi in coda, pronti a impegnare una cifra molto consistente, quando per cose “futili” come assicurazioni auto, libri per la scuola, visite mediche, e via cosí, spesso le cronache riportano un “no, perché non ci sono i soldi, abbiamo dovuto non farlo”.
Dovuto?
Va bene, non tutti quelli in coda erano persone realmente disagiate. Ma molti sí, cioè tra interviste, retroscena e persone che “conosco”, viene fuori che una buona metà di questi patiti non vive propriamente nel lusso e sta facendo ‘carte false’ e sacrifici di ogni genere, pur di avere questo oggetto.

Non so voi, ma io lo trovo più che avvilente. Quasi sconcertante.
La società in cui viviamo é questa. Superficiale, sempre più vuota e attratta da luci intense e di breve durata, giusto per vivere un attimo da protagonista. Ma soprattutto, cosa ancora più grave, ignorante sapendo di esserlo e dedita a vivere troppo al di sopra di quanto potrebbe.

Non mi importa fare la morale a nessuno, non mi interessa educare nessuno, perché nessuno sono.
Mi piacerebbe peró che qualcuno, leggendo queste righe, provasse a fermarsi un attimo ed a guardarsi in volto, magari sugli enormi display dei propri telefonini.
Che cosa stiamo facendo a noi stessi?
Perché lavorare per Apple (o chi per lei) senza compensi, anzi pagando fior di quattrini noi? Non vi suona come schiavitù ideologica?
Perché confondere l’essere qui adesso con il dono di esistere sempre?

Sono domande senza risposta, oramai?

Io scrivo solo per un blog, non cambio né salvo vite.
Ma aprire gli occhi e risvegliarsi gioverebbe a tutti. La mia libertà finisce dove iniziano le vostre. Va da sé che le vostre, influenzano la mia.
Dunque, per favore, destatevi.

Spero che la prossima volta, questa immagine:

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rappresenti una persona che morde una mela e non che dalla mela venga derisa e “morsa”.

Ed a voi, che sensazione suscita questa immagine? Che ne pensate di questi fenomeni di massa dei nostri tempi?
Scrivete, scrivete e scrivete ancora che cosa ne pensate.

Buona domenica.

Note:
Le immagini dell’articolo sono state prese dal sito @Formiche da Pinterest.

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Orienta la tua vita in maniera che nessuno possa dire che l'unica cosa che hai di smart sia il tuo telefono!
  • Antonio Cardinale

    Bellissimo articolo, però hai toccato un tasto dolente, nella mia esperienza, (ormai ne ho un bel po’) ho notato che quando si parla di Iphone anche chi a stento lo sa accendere tende a glorificarlo oltre l’eccesso, senza magari avere idea che le stesse cose, e magari anche qualcosina in più si possa ottenere da un dispositivo molto più economico. Confesso che per quanto mi riguarda ho gettato la spugna , è difficile cercare di ragionare con persone del genere , come dice il detto “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.

    • quoto

    • Quoto. Ho scritto poco sopra qualcosa di similare ;)

      Grazie per l’apprezzamento.

  • CoffeyM

    Mah…ho letto l’articolo (piacevole e interessante) con un piglio però via via meno convinto.
    Ci sta tutto quello che avete/hai scritto, ma siete sicuri che non sia “fuori luogo”? (lo dico senza voler offendere, va da sè). Cioè:… è un discorso, ahimè, fatto al vento.
    Intendo dire che si centra quasi il punto con “la passione (o pazzione?) non va a braccetto con la razionalità”. Giusto. Ma per alcuni qui non è passione…è fede (è la fattispecie del ragazzo che grida la sua gioia). Il tuo modo di porre alla nostra attenzione l’argomento (e sfondi una porta aperta) fa leva sul registro razionale del nostro modo di pensare (guarda anche come hai scritto…premesse-argomenti-esposizione della tesi); ma razionalità e fede sono due cose incommensurabili…praticamente l’una esclude l’altra. in questo caso: “razionalità off” – “faith on”…spegniamo un emisfero del cervello e godiamoci la scarica di gioia che ci darà questo acquisto (e i mille altri che seguiranno). E’ una chiesa, praticamente; hanno apostoli e perfino un Cristo (da quando Jobs è mancato); promettono salvezza e gioie mondane (ma nel nome del Signore, si intende); fanno proselitismo. Se vedi, le analogie sono molto superiori alle differenze. :)
    Amen e sempre sia lodato.
    ps: oh, niente contro chi ha scritto, sia beninteso! Anzi, lo appenderei in ogni Apple store come monito per chi ci mette piede…posto che abbiano voglia di leggerlo :)

    • il fatto che sia una fede (non so se è una bufala ma mi parlavano di fan apple che davanti alle immagini della mela morsicata attivavano le stesse zone del cervello che si attivano nelle persone religiose di fronte a iconografie sacre), rende ancora più preoccupante il quadro generale… già di per sé la religione (dal mio punto di vista, non quello di Rochi) non è un qualcosa che nel 2014 ha senso a livello sociale, ma l’idolatria per un brand supera qualsiasi bassezza intellettiva…

      • CoffeyM

        Secondo me invece la religione (e lo dico da non religioso) ha senso ancora ai giorni nostri. Semplicemente, abbiamo cambiato idoli. La butto un po’ malamente, ma siccome la nostra epoca è contrassegnata da una certa forma di individualismo e “culto di se stessi”, allora che cosa/chi è capace di farci vedere all’esterno se non un oggetto con la mela, che da sempre è segno di status symbol? Prima dicono “think different”, inculcando l’idea che “tu sei speciale perchè pensi diverso” e poi facendo leva su questo sono stati capaci di creare un’atmosfera da “ego amplificato (perchè pensi diverso…cioè MEGLIO)”. Tutto questo mix di ingredienti (compresa l’attivazione delle aree del cervello…grazie della dritta, cercherò!) ci trasforma in credenti praticanti nel culto di un brand. Una volta c’erano Peppone e Don Camillo, oggi ci sono robottini, mele e finestre :)
        Forse le guerre che ci sono sugli os ci dicono invece che abbiamo tanto tanto bisogno di una forma di religione…

        • si ma la religione aveva il compito di prendere popoli nomadi di pecorari non lontani dalle scimmie (l’uomo di 6000anni fa) e dare ordine alla sua convivenza. Gran parte delle regole religiose sono igieniche… giusto? Cioè, religione che secondo Durkheim deriva da religere, legare insieme… ma al fine di creare una società che mantenesse viva ed evitasse l’estinzione del genere umano… non credo che la Apple abbia fini così elevati e capacità sociali… appunto: individuale. Una massa di caproni convinti di essere individui ?

          • CoffeyM

            Apple non ha fini così elevati perchè i tempi sono cambiati una tanticchia no? Micca abbiamo più bisogno di regole religiose che ci “insegnigno” l’igiene… :) va da sè che Apple si propone scopi diversi.
            Mi riferisco (anche) al fatto che da secoli a questa parte abbiamo assistito – per rimanere in ambito sociologico – a un potente processo di secolarizzazione e “disincantamento”; della religione ce ne facciamo sempre meno, ormai la scienza dà le risposte che ci servono (tramite l’Ufficio di Igiene…la sanità/le regole sanitarie eccetera per riprendere il tuo esempio). Quello che dico è che – nella società attuale, individualistica e con il “culto di sè” (vd. Goffman) – c’è comunque un bisogno di religiosità che rimarrebbe inespresso senza questi “miti d’oggi”. Apple col suo culto fiedistico ha colmato questo vuoto, almeno per alcuni di noi. Altri hanno la politica, il calcio. La religione secondo Durkheim teneva insieme con i riti e i simboli. Fare la coda all’Apple store per prendere il “iTotem6” che cos’è…se non un rito collettivo? ;)
            Mi spiace, ma non mi hai convinto :)

          • Ma appunto, è triste! Un conto è avere Dio (teologicamente e sociologicamente parlando) e un conto è avere degli idoli. Negli anni 70 si andava in india alla ricerca della spiritualità, lo stesso Steve Jobs si faceva pippe pazzesche in sette fruttariane… un brand preso come religione è tristezza, sì, risponde ad una necessità spirituale, ma è triste! Avrei preferito che il mondo si fosse messo ad adorare idoli ben più costruttivi e moralmente disinteressati piuttosto che un’azienda che fa PC…

          • CoffeyM

            Convengo. Però che sia triste è un nostro parere soltanto a quanto pare. Ad ogni modo…mi sembra che in definitiva convieni. o no?

          • fondamentalmente sì, ma sottolineo la tristezza e un fondato timore sul futuro della popolazione umana ahahhaah

          • CoffeyM

            Ahahaha! Condivisibilissimo :)

    • Ciao. Non mi posso distrarre un attimo, che trovo un interessantissimo dibattito.
      Dunque, anzitutto, avendolo scritto io l’articolo: grazie.
      In secondo luogo, mi permetto di dire due cosette.
      La prima è che TU (in amicizia, eh!) hai posto il fenomeno Apple a “religione”, non io. E, proprio per questo, trai delle conseguenze logico/fattuali che però io non condivido. E spiego perchè. Il fatto che ci troviamo in un periodo di crisi dei valori, dove persino la famiglia è stata boicottata con infiltrazioni di ogni genere, improntate all’amore cosmico, secondo me riduce il set di valori che la gente si pone come “giusti” nella vita. Senza che nel discorso importi che senso abbia giusto o sbagliato. In potenza (e mi schifa solo l’idea), per un nazista, decimare la popolazione non tedesca per far sopravvivere i propri simili è un obiettivo ed è giusto. Spogliamoci del punto di vista ed andiamo avanti.
      Credo di aver esposto, non so se bene o male, la tesi che vede quelle persone del tutto invasate per il feticcio hi-tech, NON tanto per “credo”: a loro non importa nulla che quel prodotto sia Apple o meno. A loro importa che ciò che stanno acquistando sia quello che la MODA comanda. E faranno la stessa cosa con un paio di scarpe, con la borsa, con il cappello, con una marca di parmigiano. Tutte cose che, chi ha un minimo di nozioni in merito, sa essere UGUALI, ma variate nel prezzo appunto dalla moda (E non lo dico più solo io: ora l’ha fatto notrare pure Report, qualche tempo fa…). Ora, se vogliamo cercare una nuova “religione”, non dobbiamo cercarla nella APPLE, bensì nella “moda”. O, ancora meglio – sempre secondo me – nella stupidità, che è la vera forma di religione che non tramonterà mai, perchè ha troppi troppi troppi punti in comune con la nostra natura di esseri umani.
      Detto questo, per quanto la fede sia l’elogio dell’irrazionalità, a me piace pensarla come quei due feti nel grembo materno, che si domandano vicendevolmente chi sia questo essere invisibile, “mamma”; un essere che nessuno dei due ha davvero mai ancora visto, ma che uno dei due dice fortemente di credere che esista, perchè è tutta intorno a loro. Ecco, io la penso così. Fa riflettere, a pensarci, quanto l’irrazionalità della fede sia forse uno dei momenti di maggiore lucidità dell’uomo. E, personalmente, mi guarderei bene dal mischairlo con una cosa stupida (again) come la moda. Se sei triste o provato psicologicamete, non c’è iPhone o Scarpa che tenga. La fede a volte, invece, dà conforto e speranza.
      Ma – e qui sta il grossissimo punto – non sono discorsi che posso far comprendere con le mere parole. Posso passare la vita a descriverti una rosa – disse qualcuno – ma per quanti mi sforzi, non renderò mai abbastanza nè il suo odore, nè il suo colore, nè, soprattutto, cosa suscita in me. Almeno sino a che non lo proverai pure tu.
      Scusa il vagheggiamento.

      • CoffeyM

        E’ vero, ho posto io la questione della “Fede in Apple” e non tu. Diciamo, però, che hai capito quello che volevo si capisse: secondo me la tua premessa è errata. Mi sono espresso male prima e sfrutto allora questo spazio.
        Dunque, possiamo convenire sul fatto che il discorso – per come lo poni – segue la logica del pensiero razionale. Mi sembra che su questo possiamo convenire. Descrivi – e bene – nell’articolo una serie di comportamenti che hanno una matrice comune: la chiami “passione”, se non sbaglio. Ora, io su QUESTA definizione non convengo. E non convengo nemmeno sul fatto che sia “passione per un oggetto di moda”. Nemmeno sul fatto che sia (solo) moda convengo. Su questo vi devo rubare altro (spero non troppo) tempo.

        Dici: “Credo di aver esposto, non so se bene o male, la tesi che vede quelle
        persone del tutto invasate per il feticcio hi-tech, NON tanto per
        “credo”: a loro non importa nulla che quel prodotto sia Apple o meno. A
        loro importa che ciò che stanno acquistando sia quello che la MODA
        comanda. E faranno la stessa cosa con un paio di scarpe, con la borsa,
        con il cappello, con una marca di parmigiano.
        Dico: questo non puoi saperlo, non abbiamo elementi che ce lo facciano dire. Se a loro non importasse davvero che è un prodotto Apple, perchè non succede con altre cose? Se si trovano prodotti che generano un’isteria così forte (possibilmente tecnologici, ma va bene anche altro), sono pronto a rivedere la mia tesi.

        Dici: Tutte cose che, chi ha un
        minimo di nozioni in merito, sa essere UGUALI, ma variate nel prezzo
        appunto dalla moda (E non lo dico più solo io: ora l’ha fatto notrare
        pure Report, qualche tempo fa…). Ora, se vogliamo cercare una nuova
        “religione”, non dobbiamo cercarla nella APPLE, bensì nella “moda”
        Dico: …nì. E’ vero che Apple è di moda, ma la moda in altri ambiti non genera fenomeni come quelli che hai descritto, che sappiamo essere reali. La moda generalmente funziona, per noi comuni mortali, come fenomeno che ci spinge – inconsciamente – a imitare gli altri. Siamo programmati per non stare da soli (ipse dixit…non così ma ipse dixit) e vogliamo essere “uguali”, “normali”…dillo un po’ come vuoi. Si tratta di un meccanismo un po’ più soft rispetto a quello che entra in gioco in casi come quello di iphone.

        Dici: Fa riflettere, a pensarci, quanto l’irrazionalità della fede sia forse
        uno dei momenti di maggiore lucidità dell’uomo. E, personalmente, mi
        guarderei bene dal mischairlo con una cosa stupida (again) come la moda.
        Se sei triste o provato psicologicamete, non c’è iPhone o Scarpa che
        tenga. La fede a volte, invece, dà conforto e speranza.

        Dico: io tratto tutti i fenomeni sociali alla stessa stregua. Deformazione professionale, sono sociologo :) Mi rendo conto che le mie parole o il mio modo di vedere le cose possano avere urtato la sensibilità di qualcuno. In tal caso me ne scuso, non era mia intenzione. Io non voglio mischiarle (al netto del fatto che sto difendendo un’altra tesi), perchè sono due cose diverse… incommensurabili. Personalmente, però, ritengo che se la fede possa dare conforto, vedo meccanismi analoghi (che sostengono la propria “personalità”) anche nei fenomeni consumistici. Può piacere o meno, ma è pieno di studi (sociologici) che vedono come i consumatori caricano di senso (di espressione e sostegno di sè) quello che consumano…un modo per stare meglio (con se stessi e gli altri).

        Detto questo, non mi vengono in mente episodi analoghi con altri prodotti commerciali, mentre vedo moltissime analogie con i riti collettivi. Lo ripeto, a scanso di equivoci: per me, DAL PUNTO DI VISTA ANALITICO, sono la stessa cosa. E molto interessante. Non voglio offendere nessuno, solo fare un’analisi, per quanto ci è concesso in questo spazio.
        E la faccio perchè (finalmente!) ho trovato un blog di “tecnologia” (e le virgolette non sono affatto sarcastiche) che è veramente valido, che finalmente si stacca dal piattume di questo settore (che processore hai? sensore fotocamera? design? ppi? quanto lagga il tuo telefono?….sì ok, figo, ma chissene dopo un po’!) e permette di ragionare su alcune cose. L’articolo è interessante, il blog nel complesso ha un’idea valida dietro (per quanto ne capisco) e non ho voluto farmi sfuggire l’occasione, chè son troppo poche.

        • Ciao.

          Ti vorrei anzitutto rassicurare: scrivi e scrivi ancora, perché in questi spazi lo scopo é il confronto. Non é mai tempo sprecato confrontarsi. Ok? Inoltre, auguri e scusa il ritardo!

          Due: non mi sono sentito (e non credo tu abbia) offeso dalle tue parole, poiché era evidente l’intento nobile della chiacchierata. Piuttosto, chiedo venia io se ho lasciato intendere un tono diverso da quello che avevo intimamente: esternavo l’incapacità personale di spiegarmi in merito alla fede, poiché é argomento difficile assai per chi, come me, si limita a provare a guidarla, pur non sapendo come fa a muoversi ?

          Procedo ora a rispondere. Voglio, ci tengo, perché ne parlerei per ore intere.

          Dunque.

          Hai mai udito qualcuno che confonde “lettore musicale” con “ipod”? Io sí.

          E gente che vuole la coca cola, per indicare una bevanda nera frizzante?

          Esempi, certo, ma che demarcano secondo me la linea di confine tra due cose distinte. La notorietà di un oggetto non ne indica né la fede né la bontà.

          Sono la pubblicità e la “credenza” a porre in risalto aspetti di “fede”. Ciò vale in assoluto, a livello economico, per i detersivi: per definizione, quello é il mercato più assurdo di tutti, poiché si vende praticamente lo stesso prodotto detergente, cambiando forma e colore al contenitore. Eppure, se guardi nei carrelli, la percentuale di marche famose é schiacciante su tutte.

          Perché dico questo?

          Semplicemente per arrivare al dunque. Esistono altri fenomeni simili a quelli di iphone?

          Esistono, eccome.

          La gente è tendenzialmente insicura e ama, più del feticcio, sentirsi ingamba e migliori di quel che é.

          Che accade quando c’é il black friday a Londra? E i saldi? E quando inaugurano un nuovo store in città?

          Ecco che questo rivela perché le “marche” famose rassicurino a livello sociale: evitano biasimo e fanno da amalgama, come dicevi tu.

          Fenomeni di isteria, dicevo, si hanno quindi non solo per l’iphone, ma anche per Xbox, playstation, one direction, presunte fine del mondo, Beatles, Woodstock, crociate, John Lennon, animali domestici… E potrei continuare a lungo. Non é l’oggetto: é la convinzione che quell’oggetto (o quella causa o quella persona) sia un valore che soddisfi un nostro vuoto/bisogno, per motivi vari.

          Mi rendo conto che ci siano tratti in comune con la fede. Tuttavia, la profondità spirituale della cosa vive in genere un crescendo diverso. Ma, come dicevo, questo diventa un discorso troppo soggettivo (era questo l’esempio della “rosa”) per poterne fare degli assoluti.

          Un abbraccio e buone feste.

          Ci rileggiamo presto ?

          • CoffeyM

            Buone feste anche voi, sebbene io arrivi con un discreto ritardo :)
            Il tuo discorso non fa una grinza: anche io tavolta chiamavo i fazzoletti Kleenex, sebbene compri quelli della Coop (mi sono inventato l’esempio ma solo perchè non mi veniva in mente altro…che magari faccio io stesso ma su altre cose). Certo so che è un’estensione impropria, ma il punto lo centri.

            Sono più dubbioso sull’analogia con i saldi (anche i black fridays lo sono) e sull’apertura del “nuovofichissimoultra” store “dequalchecccosa” in città; Soprattutto per quanto riguarda i primi. Nel senso che ai saldi non scontano solo iPhone, o Moncler (si scrive così?) o chi per loro: ci sono moltissime cose che ci/vi interessano quindi uno guarda all’ampia offerta di quello che si può prendere senza tirare troppo la cinghia. E poi, per definizione, i saldi richiedono attesa: il ragazzo che urla la sua gioia fuori dall’Apple store ha atteso di prendere quel telefono? Cioè sì, ha atteso, ma per prenderlo tra i primi…è un’attesa diversa; va bè insomma hai capito :)

            Sui fenomeni di isteria che citi dopo…mischi un po’ tutto: “One direction” e “Lennon” nella stessa frase un zè po’ vvedè! ;) Alla fine – comunque concordo con te – qualitativamente sono la stessa cosa. Sulla tua premessa concordo. Sul resto meno: chi fa arte/musica comunica qualcosa (sì anche gli one direction…shame on me!!!) e se non altro c’è un intento comunicativo, che nei casi di iPhone io non vedo. Che mai sta comunicando un telefono?! ;) E’ vero che colmano “vuoti” (come fa la fede), ma almeno c’è la tramissione di un messaggio.

            Forse ho visto fenomeni analoghi solo per Playstation, ma la cosa è andata un po’ scemando…mi ricordo delle code, delle risse (sic!) per prendere la tre o la due, non ricordo. Poi però è finita lì. Qui con iPhone ogni anno è lo stesso brodo (dico il fenomeno mediatico…non il telefono! :) ). XboX idem: non ha lo stesso potere di iPhone.

            Capisco il tuo punto sulla fede e sulla soggettività della medesima, assoolutamente, da lì il mio invito a, per così dire, pensare “analiticamente”, in senso teorico; in pratica tipizzando i concetti e i nessi causali.

            Alla prossima!

          • Sul resto meno: chi fa arte/musica comunica qualcosa (sì anche gli one
            direction…shame on me!!!) e se non altro c’è un intento comunicativo,
            che nei casi di iPhone io non vedo. Che mai sta comunicando un
            telefono?!

            C’era un film in cui Abatantuono (non John Lennon) veniva privato della sua voce bizzarra e dialettale, a causa di un incidente alle corde vocali. Stando semplicemente zitto, avendo solo modo di annuire o guardare, icontra su di un aereo una raffinatissima signora dell’alta borghesia, che basandosi solo sugli abiti curati e sull’aspetto, si innamora di lui.
            Perchè dico questo?
            Perchè gli One Direction, così come Lennon o gli iPhone, si basano su un concetto analogo. Non è tanto cosa comunicano. E’ piuttosto quello che chi ascolta vuole “recepire”.
            Nei giorni di saldi, c’è chi si mette in coda per comprare le “marche”, non per comprare un riproduttore audiola.
            Lennon ha dato una voce ai bisogni di pace di molta gente. Non ha inventato la pace. Gli one Direction danno il loro bell’aspetto al bisogno ormonale di molte ragazzine, NON hanno inventato l’amore o l’attrazione. L’iPhone. ma specialmente il suo marketing, da alla gente una aspettativa di bisogno che magari non esiste, parlando di semplicità a chi si sente tagliato fuori dal mondo tecnlologico, senza aver inventato nè la semplicità nè la tecnologia.
            La promessa di Apple è quella di lasciare che persino un anziano avvocato, con un iphone, possa essere “tecnologico”. CHIUNQUE può esserlo. Perchè è facile.
            E facile è costoso. Ma per essere membri della “tim tribù”, per capire cosa ci sia in queste scatolette, per sentirsi meno diversi, il costo è un aspetto secondario.
            IL ragazzo che ha preso quel cellulare nella foto è di colore. Mai come oggi, negli Stati Uniti, quella foto mi fa pensare più ad un contentino socio-razziale che ad una foto casuale.
            Ecco, io pure vorrei un mondo diviso per razze: i pirla e gli altri.
            Putroppo, non avendo fama internazionale, non posso fare altro che provare a mettere un piccola freccia luminosa su quegli atteggiamenti sociali (e non) che a mio modesto avviso ci segregano nella stanzetta dei pirla.

            Un abbraccio. Scrivi quanto vuoi, qui è sempre ben accetto essere costruttivi e dialogare sensatamente.

          • CoffeyM

            Sicuramente è importante quello che viene recepito, non ho in mente un modello di comunicazione “marconiano” stile telefono: mittente-trasmissione-ricevente. Anzi, studiando sociologia direi che quello che mi interessa è proprio come viene recepito un messaggio, molto più che altro ;)
            E nessuno inventa niente: ciascuno ha bisogno di un ancoraggio nei propri discorsi. Anche le cose “innovative” hanno avuto bisogno di ciò che c’era prima. Avviene in modi diversi, questo sì: gli One Direction forse sono nati in un focus group (“These crazy days, in the music industry, we f**ing focus group music”, Noel Gallagher dixit), mentre Lennon ha cominciato nelle cantine coi suoi amici. Forse sta lì la differenza: Lennon reinterpreta – senza inventare nulla – un messaggio e le lo “inoltra” a suo modo; gli onedirection sono niente più che un telefono…ma un messaggio comunque lo mandano.
            Ecco, fatte queste premesse, credo che sia ragionevole dire che “l’ufficio marketing” di apple reinterpreta e inoltra un messaggio (NB: non il telefono, che è – nel mio ragionamento – un idolo, come un’immagine sacra). Ora, il contenuto del messaggio è chiaro: tecnologia, semplicità, funzionalità e…status symbol (“io penso diversamente perchè c’ho l’iphone”; “io sono ricco perchè me lo posso permettere”). Ma il fatto è che l’avvocato (specie nell’esempio che porti) non farà mai (mai, mai, mai) la coda per prenderlo al day one. Invece il ragazzo della “United colors of Benetton” eccome se l’ha fatta (concordo possa essere un contentino dal punto di vista sociale, ma lì le differenze etniche sono meno marcate che da noi, almeno in Italia). E con lui tanti altri hanno partecipato al rito. Costoro fanno parte della “tribù”, non l’avvocato che non sa se ha il 4 o il 4s. Non so se mi spiego. Il ragazzo vive “dentro l’ecosistema apple” e lo deve fare sapere a tutti…l’avvocato se ne strafrega altamente. Vuole solo una cosa “che funzioni” ed è ben contento di essersi messo il paraocchi (qui si potrebbe aprire un capitolone su come riduciamo VOLONTARIAMENTE la gamma delle nostre scelte, altrimenti non faremmo mai scelte. Ma si va troppo oltre). Comunque, secondo me questo discorso “funziona/è un marchio riconosciuto per la sua qualità” vale anche per i saldi, tanto per capirci. Cioè la differenza è evidente: fare la coda per strada, di notte, al freddo, defecando nei sacchetti di plastica (sogno o son desto?) non ha nulla a che vedere con l’attesa per i saldi…anche se poi si può sfoggiare un capo “cool” o alla moda. Quello che ha fatto il ragazzo richiede una motivazione fuori dell’ordinario: richiede la fede del credente, nella mia tesi. Fai bene a fare un paragone, che arricchisce il quadro (e forse mi avrebbe aiutato a spiegarmi meglio), quindi: come possono passare inosservate le differenze tra l’avvocato e il ragazzo? ;)

            ma la vera domanda è:
            ………………………………………. tu preferivi Noel o Liam?
            Da questo dipendono tutte le possibilità di discussione future. Non scherzo :)

          • Dico che sottovaluti l’avvocato.
            Entrare in un settore, volenti o nolenti, ti induce a interessarti a quella cosa. Non ho citato l’avvocato a casaccio. Ti parlo di avvocati perchè so per certo che moltissimi studi utilizzando ormai Apple, che si è posto come standard “de facto”. Ergo, sanno BENISSIMO eccome ciò che hanno tra le mani, in studio. E, fidelizzandosi al brand, compreranno quello anche in futuro.
            I saldi, a mio avviso, sono nè più ne meno – in potenza – come Apple. E come tutto quanto ho citato poco sopra.
            Chi è meglio: i Beatles o i Rolling Stones? VHS o BETAMAX? Superman o Batman? Pc o MAC?
            Fiat è più o meno buona di Ford?
            Sai che Android è in gran parte di Microsoft?
            Le scelte comsumistiche sono veicolate. Sono tutte NON scelte. E, come tali, non sono per nulla una fede. Fede è una scelta.
            In questo senso, c’è più fede a comprare CONSAPEVOLMENTE un NGM che un iPhone, se riesco a far comprendere cosa voglio dire. LA SCELTA reale è la discriminante della fede.
            La stessa fede, se non è contestata, è soltanto una NON SCELTA.

            Gli Oasis sono una degenerazione del brit/pop: “bravi”, ma io ho nel cuore i Queen, quindi soprassiedo alla domanda, anche ma non solo per non peredere il mio agguerrito interlocutore. :)

          • CoffeyM

            Ahahaha! Sono stati solo il mio primo ammmore. Poi si capisce dall’avatar dove sono andato a pescare per la musica :)
            Forse avevo in mente un archetipo di avvocato tipo Azzeccacarbugli, tanto per capirci. Io ne conosco e anche loro effettivamente usano solo “cose” Apple. In generale, pensavo a una persona sulla 50ina-60ina che vuole solo funzionalità, ma non s’interessa di molto altro (in questo senso l’avvocato è l’archetipo del “professionista”). Qui introduci un punto interessante; la distinzione tra fidelizzazione e (la chiamo ancora così) “fede”. Anche il punto sulle non-scelte è parecchio interessante e – penso – molto correlato a quello della fidelizzazione del cliente (cioè fare in modo che non veda – o che addirittura scelga di non vedere – altre scelte…scusa il gioco di parole). Forse detta così ho distorto la tua tesi, perchè dicevi altro (ma ho capito, ho solo esteso ulteriormente l’applicazione del tuo asserto, mi devi dire se concordi).

            Sul fatto che la fede sia una scelta concordo. Infatti mi volevo concentrare sul comportamento conseguente, quello di estasi (al ragazzo saranno esplose le orecchie a forza di fischiare), di attesa, di liberazione (“ho trovato la pace col mio iphone nuovo fiammante!”), di venerazione per un oggetto e di partecipazione al rito sono gli aspetti che più mi avevano interessato del tuo articolo. Gli avvocati – parlo in generale, e forse in senso generico – partecipano alla fruizione e al godimento dell’aspetto tecnico della faccenda, non quella che li porta a fare enormi fatiche come quelle di chi va alla Mecca (oh, sarà che sono convinto, ma mi vengono solo paragoni con i riti religiosi). Dici cose giuste sul retroscena di chi produce (io sapevo anche che in teoria MS detiene quote di Apple, per esempio), ma non solo quello: parlo proprio della capacità di Apple di imporsi come “mito/divinità d’oggi” per alcuni. (Disclaimer per quello che segue: non voglio offendere nessuno): cambiare iphone ogni anno è – dal mio punto di vista – come andare a Lourdes ogni anno, in un certo senso. Per quanto mi riguarda, tutto ciò è molto triste (e lo dico da non credente eh), ma è un’opinione mia.

            Forse tra tutto quello che ci siamo detti, l’immagine del ragazzo (lo vedi il suo timpano sfrecciare nel cielo dopo l’esplosione del suo orecchio?) è quella che mi è rimasta più impressa, perchè è agghiacciante. Erano tantissimi come lui; c’è un filmato sul tubo dove viene ripresa la coda per entrare all’Apple store al day one per il 6, sarà lunga 10 isolati…americani. Io mi riferisco a QUELLA fattispecie di persone. E, in misura ridotta, a coloro che “sono sordi” nel senso che dice Antonio Cardinale qui sotto. Sono soprattutto i primi che mi fanno paura; con gli altri, ogni volta che ci discuto mi sembra di replicare il dibattito “creazionismo vs evoluzionismo”…una discussione inutile in partenza. :)