#Focus: Le masse al gusto mela

Il primo di quelli che spero possano essere una lunga (e dilazionata) serie di articoli, coi quali mi piacerebbe commentare alcune delle vicende relative a questo nostro bizzarro e meraviglioso mondo digitale, prenderà spunto dalla recente uscita dei nuovi iPhone, senza tuttavia volerne fare il nocciolo centrale del discorso.

Anzi, a dirla tutta, spero che questi articoli escano dal pantano delle “tifoserie” e possano innescare una discussione costruttiva e matura in merito alle questioni che di volta in volta proporrò (o che mi chiederete di trattare, perchè no?).

Premesso quanto sopra, inizio questo mio primo articolo così: guardate la foto che segue.

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Cosa rallegra questo ragazzo?

Forse una medaglia olimpica, dopo mesi di estenuanti allenamenti?
Forse, pervaso dallo stesso spirito altruistico di Harry Dunant,  ha appena salvato la vita ad alcune migliaia di persone?
Oppure, chessó, avrà finalmente ottenuto un sospirato “sí” dalla persona (avrei scritto ‘donna’, ma ormai non so se si possa dire al alta voce) della sua vita?

Nulla di tutto questo.
Pare che abbia appena impiegato una somma di denaro pari ad almeno 600 euro (cosí, restando sul valore più basso), per il suo nuovo (?)  e fiammante iPhone6, dopo chissà quante ore di paziente attesa per averne uno. E con tanto di lieti applausi degli astanti.

Ora, ci terrei a precisare che io sono fortemente convinto che il motto “vivi e lascia vivere” riassuma abbastanza bene quello che vorrei avere dalla mia esistenza. Dunque, non starò a dirvi cosa abbia o non abbia di bello il nuovo cellulare Apple, perché sia più o meno buono di un Windows Phone o di un Android: non solo non mi interessa, mi annoia.

Con questo articolo, nato dal senso di FASTIDIO per l’immagine che ho mostrato e per quelle che mostrerò, mi piacerebbe effettuare un ragionamento da “essere umano razionale”, consapevole di esistere nell’anno 2014 e nel solco del vivi e lascia vivere, quanto più potrò.

Anzi, mi scuso anzitempo se risulterò sgradevole o poco corretto, precisando sin d’ora che la foto del ragazzo (come tutte quelle che userò) é solo simbolica: non so chi egli sia né mi importa oltre la circostanza che lo raffigura. Utilizzo la foto che lo ritrae soltanto per discorrere di ciò che essa mostra, osservandola unicamente sul piano collettivo e fattuale, lasciando fuori dal ragionamento i sottintesi e le faziosità di bassa lega.
Inoltre, ci tengo a precisare che avrei potuto scrivere concetti analoghi a quelli esposti, per qualsiasi altro fenomeno di pazzia collettiva dovuto al futile rilascio di un oggetto. Non parlo di Apple quindi; uso Apple (e combriccola) per parlare di società.


To be Here, now?

Ecco una domada d’esordio proprio azzeccata, mutuata dai bravi e litigiosi Oasis. Let’s go, per proporre una serie di punti di domanda.

Dunque, iPhone. Bene.
E quindi, le consuete scene si ‘isteria’ di massa:  discorsi di presunti esperti/appassionati, spinti da miope tifoseria, che iniziano mesi prima del rilascio del prodotto, sussultando persino per immagini o dati tecnici irrealistici o fasulli; raduni nei locali in attesa del rilascio; migliaia di forum pro/contro stracolmi di commenti che spesso rasentano il ridicolo… E cosí via, sino al giorno -1 , quando l’isteria si sposta nel mondo reale, con mendicanti 2.0 gettati per strada, in fila anche da due giorni prima per poter avere il nuovo parto della mente geniale (?) di casa Apple. É così ogni volta, ad ogni latitudine… Ed é ogni volta profondamente triste. Anzi, ogni volta sempre di più.

Perché ridursi a scene come queste?

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Ce ne sarebbero mille motivi di biasimo, ma proverò a contenere i concetti.

La prima cosa, la più evidente, é quanto emerge da questi fenomeni di massa. Domande sparse (sempre più sconnesse):  Apple sta fallendo? NO. I primi tot clienti avranno uno sconto? NO. Almeno avranno una dotazione piu ricca del prodotto? NO. Forse allora Apple smetterà la produzione dopo che finiranno le scorte di magazzino? NO, anzi.
Ed allora, perché fare di tutto e sacrificarsi  (non solo economicamente) per essere tra i primi ad averlo?
La mia risposta é che, purtroppo,  tale atteggiamento é lo specchio dei tempi. La vanagloria di avere subito il feticcio tecnologico diviene drammaticamente più importante del ‘cosa faccia’, del ‘se davvero serva’, del ‘che novità introduca’ ed anche del ‘quanto costi’. O, come s’é visto, del se davvero sia di buona qualità. Tutto passa in secondo piano rispetto alla gratificazione evanescente di aver raggiunto per primi un traguardo (??) inutile.
E fa tristezza, perché ci dipinge come sempre più soli, come bisognosi di qualcosa che dia un senso alla nostra routine, che ci regali un brivido che, altrimenti, nella nostra esistenza normale non riusciamo più ad avere.
Servirà a vantarsi di avere un cellulare con gli amici? Garantirà un bouquet di battute per sentirsi meno “sfigati” tra altri sfigati o finti brillanti che usano un oggetto per sentirsi migliori?
Già solo questo é raccapricciante, ed immagino che produrrà commenti sarcastici che non faranno che avvalorare la mia tesi.

Il secondo aspetto che mi cagiona tristezza é la domanda appena susseguente: cosa sta succedendo?
La passione, si sa, non ha alcuna parentela con la razionalità. Va bene. Comprendo cosa sia avere una passione ed ammetto porti a fare cose “insolite e/o pazzesche”.  Ma tolto il fattore prezzo (ne parleremo dopo; fingiamo per ora che la passione giustifichi ogni costo del bene) succede che attendere alcuni giorni dopo il day zero non avrebbe comportato nessun problema. A nessuno davvero, perché avere una cosa prima, non misura né attenua la passione; anzi, forse é vero l’esatto contrario. Un gran bello spot pubblicitario di una nota bevanda rossa, ricordava la saggezza di questo motto: il vero piacere sublime é l’attesa del piacere stesso.
Riflettiamoci: avere subito ciò che desideriamo (sapendo che l’avremo) ci dará più appagamento? Ci aiuterà a valere di più come persone o ad apprezzare meglio quel che abbiamo ottenuto? Chissà. Personalmente penso di no. E ho il terribile sospetto, sempre più forte, che questi comportamenti confinino ad ovest con la coglionaggine.

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Proseguiamo. Terzo motivo di mestizia.
L’oggetto del desiderio é innovativo al punti da essere necessario? O cambierebbe drasticamente la mia esperienza d’uso?

La risposta a freddo e quella a caldo una volta tanto coincidono: NO.
Se sul mercato fossimo in una situazione di monopolio perfetto, cioè se solo Apple producesse telefonini, questo nuovo iPhone non giustificherebbe un taglio netto col passato cosí grande da necessitare (??) un cambio di terminale. E dunque non é giustificato né il costo abnorme né lo stress per averlo a ridosso dell’uscita. Peggio ancora se parlassimo di mercato reale, dove le alternative sono tantissime.
E, no, spiacente, non regge il discorso sul fantastico ecosistema della Mela. Qui il discorso sarebbe invero assai grottesco, poiché molti utenti Apple non hanno nemmeno idea di aver attivo il servizio iCloud né che foto e altro viaggino allegri per la rete sino a “casuccia”. Lasciamo stare questo punto, tuttavia, perché sto provando a contestare un sistema di eccessi, che deve poter valere per qualsiasi marca o accessorio hi-tech.

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Toccalo…

Ancora, quarto punto: perché persistere a voler abitare al confine ovest per espatriare? (dai, se non l’avete capita mi offendo: leggete BENE il punto n.2, suvvia).
Vogliamo fare gli emancipati, i liberi (mai concetto nella storia umana fu più travisato e tradito), i libero-pensatori alternativi e poi? Una buona campagna di marketing e quattro commenti qui e lá messi ad arte e ci precipitiamo a fare PROPRIO quello che vogliono che facciamo?
Siamo nel classico stilema delle dittature ideologiche: io, dittatore, che professo di portare avanti il mio regime in nome della libertà, vi chiedo di essere liberi di sostenere la mia dittatura, ma solo se credete nella libertà. E non dovete crederci per forza, perché voi siete liberi di credere che anche il male sia un bene. Ma il bene é la libertà che vi offro.

Difficile? Beh, mettiamola cosí allora.
Ho l’impressione di assistere a quelle scene in cui chi ha un bullo che lo picchia, si trovi non solo a giustificarlo, ma quasi ad incoraggiarlo a picchiare, perché in fondo anche noi stessi ci reputiamo deboli, pur mostrandoci agli altri come stufi della situazione e pronti a reagire.

Vi rendere conto che nelle scene di idiozia generalizzata, enfatizzate dai mezzi di comunicazione, non siete altro che le scimmiette che bramano lo zuccherino? Vi rendete conto che stare facendo tutto il possibile per farvi picchiare dal bullo? Riuscite a capire che la vostra libertà di scelta non si limita a: o col regime o col Male, ma si può andare oltre?

La vogliamo smettere di fare i lemming?: a che serve fare centinaia di chilometri per buttarsi a morire nel mare?

Ultimo punto: i costi.
Ma dico, seriamente… Chi vogliamo prendere in giro? Ormai saprete di comprare qualcosa che costa 2/4 di più di quello che vale, perché VOI stessi alimentate il bullo, stupidamente. Ok.
Ma le evidenze sociali di questa cosa sono agghiaccianti.

Piú di qualcuno, giusto per restare in casa nostra, si domanda come sia possibile che, in alcuni territori disagiati del nostro Paese, possano esserci cosí tanti giovani e giovanissimi in coda, pronti a impegnare una cifra molto consistente, quando per cose “futili” come assicurazioni auto, libri per la scuola, visite mediche, e via cosí, spesso le cronache riportano un “no, perché non ci sono i soldi, abbiamo dovuto non farlo”.
Dovuto?
Va bene, non tutti quelli in coda erano persone realmente disagiate. Ma molti sí, cioè tra interviste, retroscena e persone che “conosco”, viene fuori che una buona metà di questi patiti non vive propriamente nel lusso e sta facendo ‘carte false’ e sacrifici di ogni genere, pur di avere questo oggetto.

Non so voi, ma io lo trovo più che avvilente. Quasi sconcertante.
La società in cui viviamo é questa. Superficiale, sempre più vuota e attratta da luci intense e di breve durata, giusto per vivere un attimo da protagonista. Ma soprattutto, cosa ancora più grave, ignorante sapendo di esserlo e dedita a vivere troppo al di sopra di quanto potrebbe.

Non mi importa fare la morale a nessuno, non mi interessa educare nessuno, perché nessuno sono.
Mi piacerebbe peró che qualcuno, leggendo queste righe, provasse a fermarsi un attimo ed a guardarsi in volto, magari sugli enormi display dei propri telefonini.
Che cosa stiamo facendo a noi stessi?
Perché lavorare per Apple (o chi per lei) senza compensi, anzi pagando fior di quattrini noi? Non vi suona come schiavitù ideologica?
Perché confondere l’essere qui adesso con il dono di esistere sempre?

Sono domande senza risposta, oramai?

Io scrivo solo per un blog, non cambio né salvo vite.
Ma aprire gli occhi e risvegliarsi gioverebbe a tutti. La mia libertà finisce dove iniziano le vostre. Va da sé che le vostre, influenzano la mia.
Dunque, per favore, destatevi.

Spero che la prossima volta, questa immagine:

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rappresenti una persona che morde una mela e non che dalla mela venga derisa e “morsa”.

Ed a voi, che sensazione suscita questa immagine? Che ne pensate di questi fenomeni di massa dei nostri tempi?
Scrivete, scrivete e scrivete ancora che cosa ne pensate.

Buona domenica.

Note:
Le immagini dell’articolo sono state prese dal sito @Formiche da Pinterest.

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