L’importanza della “terza scelta” nel mercato attuale

Terza scelta - focus - Windows Lover

Quale valore ha, nel libero mercato, la scelta? In questo piccolo ragionamento, proveremo a considerare quanto rilevi una “terza scelta” per gli utenti.  Tutti, persino per “gli altri”.

In economia, il termine “monopolio” fa riferimento a quella situazione in cui un soggetto economico sia l’unico in grado di proporre un certo bene o un certo servizio (c.d. monopolio naturale) oppure sia l’unico autorizzato a farlo (c.d. monopolio legale).

Altra categorizzazione dottrinaria, teorizzata dagli economisti, è “l’oligopolio“, cioè una forma di mercato in cui i protagonisti diventano più di uno, ma in ogni caso un numero ristretto (oligo=di pochi). In questa categoria “di pochi”, rientra la figura “astratta” del c.d. “duopolio“, cioè un mercato in cui due sole imprese propongano prodotti “quasi identici”, abbiano costi marginali simili ed un altro po’ di cose teoriche che non è la sede per approfondire ma che rendono appunto “non realistico” questo idealtipo di mercato oligopolistico.

Ora, focalizzando la nostra attenzione sul settore degli smartphone, potremmo essere indotti in errore pensando di essere prossimi ad un “duopolio” in divenire, costituito da Apple ed i device Android. Valutiamo insieme lo stato attuale del mercato.

Siamo alle soglie di un duopolio?

La risposta è “nì”, nel senso che NO: non siamo nella fattispecie precisa del “duopolio” per tanti e validi motivi che vedremo; ma anche SI’: se per un attimo indulgessimo alla fantascienza economica e creassimo la categoria del “duopolio concettuale“, considerando questi tempi di (inspiegabile!) fede laica in alcune aziende. Scavando scavando, avremmo un interessante campo d’analisi impregnato di scienze umanistiche di varia natura – su tutte la psichiatria, considerando quanti facciano fatica ad ammettere un’apertura anche solo paventata verso ecosistemi che non siano quelli in cui “credono” o nei quali abbiano trovato una “semplicità” che confondono con sicurezza – che potrebbero descrivere scenari più o meno inquietanti a livello sociologico.

Nel presente focus, procederemo ad un’analisi di piccola portata (e senza pretese di scientificità), in merito alla situazione attuale del mercato smartphone, valutando le ragioni del “sì” e quelle del “no” alla domanda che fa da titolo al presente capoverso, provando poi a trarre conclusioni “sensate”.

Duopolio: le ragioni del NO

La situazione attuale, analizzata consultando il vaticinio dei freddi numeri, descrive un mercato in cui i tre maggiori sistemi operativi mobile per diffusione sono, nell’ordine: Android, iOs e, incredibile ma vero, il nostro amato/odiato Windows Mobile (nelle sue varie incarnazioni).

Certo, la nostra “fazione” non ha numeri enormi nè, ad oggi, prospettive di crescita sensatamente elevate; tuttavia, nel settore hi-tech anche un semestre può portare colpi di scena degni della più arzigogolata delle soap opera. Chi avrebbe mai supposto un’ascesa di Samsung ai livelli odierni ed un tonfo di mercato come il Note 7? Chi avrebbe mai ipotizzato una galoppata come quella di Sony negli anni ’80 ed un altrettanto rapido declino? Chi, con tutte le rotelle a posto, meno di un annetto fa avrebbe immaginato attori di fama internazionale legare la propria immagine ad una rampante Huawei, ormai assurta a rango di produttore d’elite? Tanti piccoli esempi – e tali sono, ce ne sarebbero migliaia di similari – per raccontare una verità: in questo settore, mai dire mai. Tutto può cambiare da un momento all’altro!

Proprio partendo da questo assunto, inizio a sostenere la tesi del NO. Attualmente non ci troviamo in un “vero” duopolio, non solo per la presenza di una “terza scelta” (Wmobile) ma anche perchè tolta Apple, che produce in “in proprio” ed in esclusiva gli iPhone, resta il mercato Android che rappresenta un substrato di aziende di varia dimensione, che a loro volta guerreggiano tra di loro per spartirsi il mercato, proponendo versioni customizzate dell’o.s. del robottino verde, con lo scopo nemmeno troppo nascosto di fidelizzare il cliente al proprio marchio. Insomma, diciamo che uno dei poli di questo nostro spaccato di oligopolio, si trova ad avere una agguerritissima apertura di mercato interna tale da scongiurare in ogni caso un “duopolio vero”.

In questo senso, avere scelte alternative è un vantaggio per tutti. Ma ne parleremo dopo.

Duopolio, le ragioni del SI’

Se quanto detto sopra è vero – come penso sia – non possiamo però considerare la situazione “materiale” del mercato attuale, che vede un “duopolio di fatto”, cioè un mercato in cui è ravvisabile un potere quasi assoluto di due “piattaforme” su tutte le altre, che di fatto hanno fissato uno standard (non certificato) in merito al concetto di smartphone, ossia “oggetti sui quali usare le app”.

Per spiegare meglio quello che intendo dire, ora aprirò Bing (eh, eh) e cercherò l’app di un “servizio” a casaccio, diciamo “Radio DeeJay”. Ecco cosa ho trovato:

Focus - screen - terza scelta - Windows Lover

Vedete quei due rettangolini che ho cerchiato? Ecco, quello è il simbolo di un “duopolio” de facto, cioè di una situazione di mercato ipotetica (ma concreta), nella quale – seppure non a livello di dottrina economica – parlare di “duopolio” non è così errato. E non risulta rilevante che questo bipolarismo sia vero o ipotetico, nè se cercando bene esista l’app anche per Windows Mobile. Non è questo il punto.

Il punto, come potrete immaginare, è che chi voglia farsi conoscere al mondo, come può essere per Radio DeeJay, spesso non considera una piattaforma viva e vegeta come Windows Mobile poichè, a livello di business, essa riguarda ancora numeri non (adeguatamente) idonei a veicolare il messaggio. Questo NON significa che Windows Mobile non esista, bensì, più semplicemente, che non è ancora percepito come una terza scelta valida e convincente. Questa “sensazione”, e solo questa, permette di ipotizzare un improprio duopolio concettuale.

Di chi sia la colpa non sta a me dirlo, nè compete a me invocare una maggiore determinazione “dall’alto”, aspetto del quale, in questi mesi, più di una volta ho scritto nei miei articoli per Windows Lover. Quel che mi preme è constatare una situazione e, al contempo, ribadire l’origine di quest nostra “animala assenza dal mercato reale”: quasi quasi, a tirare la carretta sembrano essere più i passeggeri che il somarello che abbiamo alimentato per trainarla. O sbaglio?

Tornando al nostro duopolio concettuale, in quest’ottica sì, possiamo dire che a livello fittizio i poli del macrocosmo-smartphone siano assolutamente due e brillino come due astri luminosi di luce propria, attraendo nella propria orbita utenza eterogenea ma sospinta di fondo da un “credo” al quale, come dicevo prima, alcuni danno seriamente più rilevanza di quanto meriterebbe.

Ed allora, nessuna terza scelta?

Ecco, il punto che vorrei sottolineare è proprio quello relativo all’ipotetico terzo polo ed al vantaggio, un po’ per tutti, che esso esista. Avere una terza scelta costituisce un beneficio anzitutto in termini di varietà: non è un segreto che, agli albori, chi scelse Windows Phone costituiva un’aliquota di persone che – scomparso Symbian – aveva intravisto in questa piattaforma un futuro più duttile di iPhone ma neno pericoloso e caotico di quello Android. Da questo punto di vista, la nostra realtà, quella di Windows Mobile, non ha ancora ceduto il passo a nessuno: Windows Mobile è diverso, un po’ meno rispetto a Windows Phone, ma non uguale a nessun altro, ecco.

Chi, paradossalmente, dovrebbe però invocare una “terza scelta” dovrebbero essere proprio “gli altri”, cioè gli utenti attualmente sulla nave del robottino verde o sul panfilo vip della mela morsicata. Perchè? Semplicemente, perchè la concorrenza genera idee e le trasla verso le altre piattaforme: vi ricordate in quanti dissero che iOs stava prendendo molti spunti da quanto introdotto su Windows Phone da Microsoft? E la tendina delle notifiche in Windows Mobile? Ma soprattutto, la concorrenza sospinge all’innovazione, al cambiamento, a superare i limiti!

La situazione, in questo senso, è abbastanza peculiare, poichè un mercato in cui due sistemi si dividono la più grande parte degli utenti, il destino è un appiattimento nel lungo periodo. E questo non lo dico io, ma la storia. Per comprendere questo, vi basti guardare l’ultimo spot che Google ha “inventato” per lanciare i suoi cellulari di ultima generazione… Se quel tipo di “modus” nel raccontare il prodotto vi sembra familiare, non vi state sbagliando: prendendo spunto da Apple, Google ha capito che si può sparare alto e che si può vendere un prodotto “normale” ad un prezzo molto alto – magari rendendo sempre più “proprio” il progetto open di Android – poichè il mercato è “stabile” e “assuefatto” e desidera più di tutto essere “illuso”. E poi, in fondo, perchè inventare qualcosa di diverso, rispetto a qualcosa che già funziona, se non hai pressioni a farlo?

Ed allora, in questa prospettiva, ben venga l’assoluta e spietata concorrenza in àmbito Android, che quantomeno mitiga l’effetto bipolare assoluto del quale abbiamo parlato… E ben venga la possibilità di rivedere presto un Windows Mobile forte e sostenuto da chi lo ha inventato… Ma anche, spero, da chi ancora non l’abbia “capito” a fondo o non abbia intravisto l’importanza del suo sopravvivere. Come vi ho dimostrato, questa speranza non dobbiamo avercela solo noi, ma tutti coloro i quali abbiano amore per la tecnologia. Il rischio, altrimenti, sarà quello di assistere ad un appiattimento spaventoso, che avvicinerà davvero la situazione di mercato al “duopolio” teorico, cioè un mercato in cui le due aziende giocheranno a rimpiattino, copiandosi videndevolmente e cercando di innovare il minimo indispensabile, sicure che per gli utenti non ci saranno vie di fuga in altre direzioni qualsiasi cosa accada. Ogni “perdita” di utenti, così, sarebbe minima e non preoccupante.

In questo senso, l’abitudine giocherà un ruolo determinante: quante più persone continueranno a difendere la “fede laica” del proprio ecosistema, tanto più esso diverrà il detonatore per avere sempre meno scelta e meno vantaggi. Ed ovviamente, un livellamento dei prezzi verso l’altro: tanta domanda costante e poca offerta, generano in automatico – è una legge economica – un aumento generalizzato dei prezzi. Stesso discorso per le innovazioni, per la ricerca prestazionale e per gli aspetti più frivoli come l’estetica: a chi gioverà spingere sull’acceleratore del progresso, se si hanno in mano le redini del calesse e non ci sono alternative?

La cosa peggiore, nell’ottica di chi scrive, è che una minor abitudine ad “avere” novità, determinerà una disabitudine a scegliere, in un loop infinito che non gioverà a nessuno, se non alle due aziende che lucrano davvero su tutto questo. Poveri, davvero, coloro che in questa era tecnologia leghino il proprio affetto ad un qualcosa che non abbia il benchè minimo interesse a considerare questo “amore”.

Tante parole, per dire che chi “ama” la tecnologia non può che amarla nel suo complesso, qualsiasi forma essa prenda e qualsiasi aspetto si voglia considerarne. Tante parole, per affermare che in questo mercato atipico, sostenere la terza scelta riveste oggi più importanza che mai!

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