La teoria della mano invisibile nel settore smartphone: qualche caso

Mano invisibile - Smith - Windows Mobile - Huawei - Concorrenza - Windows Lover

Perseguire un fine individualistico potrebbe portare giovamento a molti altri? Secondo l’economista Adam Smith, sì. Almeno a livello economico. E nel nostro settore, invece, esiste la c.d. “mano invisibile”?

Chi ci legge da tanto tempo saprà benissimo che, di tanto in tanto, amo realizzare questi focus un po’ “anomali”, nei quali provo a convogliare un po’ di quelle cose che seguo con interesse, così da fornire un punto di vista alternativo – e, spero, non scontato – rispetto ad argomenti che abbiano a che fare con l’hi-tech o, più nello specifico, con gli smartphone.

Oggi vi racconto una cosa molto interessante che ho studiato in economia. Nel 1776, nel suo saggio “La ricchezza delle Nazioni”,  l’economista Adam Smith enunciò alcune teorie che avrebbero dato forma alla economia politica che si studia ancora oggi.

Una delle “metafore” più efficaci di tale testo, in parte validissimo ancora oggi a livello di “umore economico collettivo”, è quella della c.d. MANO INVISIBILE. Non vi preoccupate, non è una lezione di economia, quella lasciamole a chi le sa fare. Se vi cito questo piccolo passaggio è solo ed unicamente per farvi comprendere una cosa ancora diversa, ma secondo me interessante.

La teoria della mano invisibile, reloaded

Secondo Adam Smith, all’interno del libero mercato, chiunque operi per il raggiungimento del proprio utile, indirettamente – quasi come se ad operare fosse una forza invisibile – persegue l’interesse economico dell’intera società. Ad esempio, un imprenditore intento a investire capitali su un territorio, cercherà di remunerare quel capitale in maniera da trarne un utile (per sè). Tuttavia, pagando le tasse, assumendo forza lavoro, acquistando materiali e così via, agirà in maniera “involontaria” anche per un interesse diveso dal proprio, che avvantaggerà cioè anche altri membri della collettività.

Sperando di essere stato chiaro e non avendo certo l’intenzione di essere esaustivo, prendiamo questo concetto e portiamolo alle “cose nostre”, per analizzare un po’ una questione che già avevo trattato ne “l’importanza della terza scelta“.  Partiamo con un esempio e proviamo a discuterne.

L’azione di uno genera “contro reazioni”

Apple, un bel giorno, presentò al mondo un oggetto chiamato iPhone. Da quel giorno, nonostante già altri avessero tentato la strada del “touch+app” (magari anche con prodotti qualitativamente migliori) venne imposta una rotta commerciale che, nel volgere di pochissimo tempo, decretò la semi scomparsa dei dispositivi con “i tasti”, nonchè una nuova strada fatta di miglioramenti continui alla tecnologia, che portarono dagli schermi resistivi a quelli capacitivi e via discorrendo.

Un esempio molto noto, questo, che racconta di come una scelta efficace, portata sul mercato con convinzione (!), possa in qualche modo avere un primo effetto evidente del quale dobbiamo prendere nota: qualla scelta è riuscita a cambiare quel dato mercato e ri-definirne la fisionomia. Le conseguenze della scelta riguarderanno molto da vicino i concorrenti, i quali, proprio a causa di tale “scelta”, dovranno modificare il proprio piano di sviluppo e spingere il settore ricerca&sviluppo a raggiungere, eguagliare o addirittura superare l’innovatore. Tutto ciò che serva, insomma, per restare nel ventaglio delle preferenze del consumatore (parola pessima, grrr) e non chiudere baracca.

Tutto ciò produrrà effetti meno evidenti e più duraturi della “novità” in sè, che potremmo chiamare “conseguenze collaterali“. La lotta per emergere decreterà la nascita di novità ed innovazioni utili a restare sul mercato nel lungo periodo, nel tentativo di contrastare o di anticipare le mosse degli altri. In questo senso, pensiamo al motore a scoppio: un propulsore attuale è lontanissimo parente di quelli di meno di 20 anni fa, considerando che le varie case automobilistiche hanno apportato modifiche (elettronica, cinetica, etc.) sostanziali tese a ridurre consumi ed emissioni inquinanti. Per non parlare dei motori a movimento elettrico, i diesel, i wenkel, etc.  Chi non è stato in grado di realizzare novità oppure ottimizzare le prestazioni della tecnologia essitente, è perito o ha scelto di attuare il buy, cioè “acquistare” da chi aveva le conoscenze (e quindi le compentenze e la competitività-vantaggio) per “fare”. Ciò, con tutte le conseguenze positive e negative del caso in termini di “bagaglio di conoscenze” e di “futuro” per l’azienda.

Questo è il percorso che ha portato i motori a scoppio a vincere la concorrenza della trazione animale, il DVD a cancellare il VHS, internet a modificare il rapporto tra utenza ed informazione e tantissimi altri esempi dei quali possiamo essere testimini diretti e non.

Uniamo i due concetti

Oggi leggevo di Huawei e della sua decisione di creare un “super smartphone”, cioè un telefono che possiede due caratteristiche “assolute” e predominanti:

  • una betteria a carica super rapida, dalla capacità enorme;
  • l’assenza sulla superficie del telefono di tasti e fotocamera.

Possibile? Senza tasti e senza fotocamera? Ebbene sì. Pare che l’idea di fondo sia di “tentare” una nuova idea di telefono, che si poggi su un corpo centrale “di elaborazione” e che si affidi a periferiche esterne modulari che possano espandere le funzionalità dell’elemento centrale. Un po’ come avviene per altri oggetti, come gli antifurti per le case.

Buona o non buona, questa idea gravita attorno alla necessità di “differenziarsi” e di generare maggiori “vantaggi”. Ora, tralasciando la sorte commerciale di questa idea, ciò di cui dobbiamo discorrere qui, oggi, è la portata di una “scelta”.

L’azienda, attuandola, sta perseguendo il prorio “utile” e cioè:  1) farsi conoscere ancora di più; 2) incassare soldi dalla eventuale buona sorte dell’idea; 3) avere così altri soldi per spingere ancora il settore ricerca&sviluppo.

Tale azienda, però, in parallelo, spingerà i suoi competitors (nel caso di Huawei: Samsung, Microsoft, Apple, Lenovo, Lg e tutti gli altri grandi nomi del settore) a “fermarsi un attimo” ed a considerare questa “novità”, non tanto a livello di “è buona, non è buona“, quanto piuttosto per valutare se quel tipo di nuova idea potrebbe essere potenzialmente innestata nel proprio business, tanto da determinare un ipotetico futuro vantaggio, qualora funzionasse. La domanda delle domande è: l’idea potrebbe o meno funzionare, ok, ma… Noi sapremmo fare altrettanto o di meglio?

Quando un’azienda mira ad alzare l’asticella, le altre devono considerare anche le idee di un competitor potente, semplicemente perchè è “necessario”. E questo tipo di ragionamento racconta semplicemente come perseguendo il “proprio” interesse, tornando alle parole di Smith, il privato porti avanti un vantaggio per l’intera economia e per gli individui.

Questo discorso va benissimo anche per la concorrenza, considerato che se non vi fosse competizione tra aziende e se vivessimo in un mercato duopolistico o monopolistico, la corsa all’innovazione non sarebbe giustificata dal dover “contendere” il mercato all’altro marchio, se non in misura molto piccola. L’unico sprono potenziale potrebbe essere il “costo” (che diventerà anche una parte del prezzo finale) quale elemento di discrimine tra il preferire un’azienda ad un’altra. Ma questo diventa non del tutto vero in un mercato in cui le scelte di “prezzo” debbano essere prese solo tra pochi competitori.

L’unica altra (grande) discriminante potrebbe essere la “moda”, che nella nostra equazione spiega fenomeni altrimenti fuori dal campo della “razionalità” come accade per i prodotti Apple: se non vi fosse un potente marketing a “indirizzare” una scelta irrazionale come quella del parametro “Moda/stile”, Apple si sarebbe estinta da anni, con ogni probabilità. E negli anni ’90, complice un potere di acquisto ridotto ed una concorrenza forte, Apple ha rischiato davvero di “sparire”.

Nuovamente, però, entra in gioco il meccanismo della “mano invisibile” (secondo questa mia personale interpretazione): se la moda “tira”, cioè se risulta essere un parametro che piace, allora è cosa buona e giusta spingere anche in quella direzione, facendo sì che le aziende dedichino maggiore cura al design, all’appeal del marchio o ad aspetti quali l’uso di materiali di un certo pregio, ma che a livello funzionale sono meno “utili” di altri. Un esempio? Back cover di ceramica versus policarbonato: quale dei due materiali scegliereste per un guscio solido, a prova di urti da vita quotidiana, che resista ad una caduta seria e che non lasci scivolare via il telefono come una trota? La risposta, alla vostra esperienza.

Quel che possiamo dire, in conclusione di questo articolo (nel quale ho anche inglobato la notizia su Huawei) è che avere scelta è sempre un bene. Ma anche – forse soprattutto – che il mondo è un organismo i cui complessi meccanismi possono in parte portarci a capire  meglio (ma non a giustificare per forza) alcune scelte di una grande azienda – tipo Microsoft – che apparentemente sembra remare contro i suoi stessi utenti, portando servizi o app su una piattaforma concorrente.

Il divenire delle cose è molto più grande ed ampio di quello che possiamo immaginare ad un primo sguardo distratto. E, come dicevo giusto qualche giorno fa (vedi intro), i primi a dispiacersi del calo delle vendite di Windows Mobile dovrebbero essere proprio i competitors di Microsoft e gli utenti delle ultime due piattaforme superstiti. Arriverà il tempo in cui chi ora aspetta Android 7, attenderà con la stessa trepidante attesa buone notizie sulla rinascita di Windows Mobile? Spero di sì. Perchè il vantaggio è collettivo, non solo di una “fazione”. Ma questi aspetti possono essere capiti solo con un ragionamento libero da condizionamenti e inutili partigianerie.

Tutte le dinamiche alla quali abbiamo fatto cenno operano come una incredibile mano invisibile che porterà vantaggi diffusi non solo a chi dovesse trarre profitto da quella certa idea, ma anche a coloro che a pioggia ne beneficeranno al di fuori della competizione. Ribaltando il discorso, arriverà il giorno in cui chi pensa ancora ad altri ecosistemi in termini di “concorrenti”,  dei quali è vietato persino parlare (magari qui da noi), si mangerà le mani, pensando che se non ci fosse stata la concorrenza a pungolare Microsoft, allora Holo Lens sarebbe stato solo un nome in codice di un progetto polveroso, seppellito sotto i fogli della scrivania di un annoiato CEO che passa la sue giornate a valutare bozzetti per la nuova interfaccia grafica di Prato Fiorito 2016.

Meditate, gente, meditate.

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R. Laterza
Orienta la tua vita in maniera che nessuno possa dire che l'unica cosa che hai di smart sia il tuo telefono!
  • stenko

    Complimenti 👍 bel focus

  • pi

    Articolo da applausi

  • SirMau

    Visione da buttare nel cesso scusa se lo dico.
    La competizione, il fatto che esistono diversi marchi non è un bene ma un ostacolo al progresso efficiente e comporta una perdita di tempo (in termini di innovazione e tecnologici) e spreco enorme di risorse.
    Una azienda è un luogo dove le persone lavorano, che sia grande o piccola è sempre formata da persone. Se ci fosse stata solo un azienda in tutto il mondo a lavorare su un telefono con migliaia e migliaia di persone in tutto il mondo a quest’ ora molto probabilmente avremmo avuto un telefono con solo display flessibile. E così è valido per ogni settore.
    Il fatto che esista la concorrenza e molte aziende diverse (diverse per modo di dire, alla fine sono tutte uguali) è solo una malattia sociale che impedisce l’ evoluzione dell’ intelletto umano.
    Mi spiace smontare le teorie economiste ma il mondo funziona in ben altro modo.

    • Alberto Nuti

      Infatti da quando sono rimaste due aziende a fare cpu x86, Amd e Intel, e Amd non è più stata in grafo di contrastare Intel abbiamo visto meraviglie!

      Dal 1996 al 2006, anni d’oro della competizione, siamo passati dal Pentium a350mhz ai core2duo quad core a 3ghz.

      Dal 2006 al 2016, periodo in cui Amd ha smesso praticamente di fare concorrenza, siamo passati dai quad core a 3ghz ai… Quad core a 4ghz!

      La differenza di prestazioni tra un i7 6700 ed un i7 7700 oscilla tra il 2-5%…

      Invece guarda caso, nei server dove la concorrenza c’è, Intel presenta cpu a 22 core..

      • Perfetto, bravissimo! Scrivendo ho pensato anche a questo. :)
        Ho vissuto gli anni di cui parli e ricordo BENE come Intel, tallonata da AMD, si diede una mossa potente che ci portò nel giro di pochi mesi da tecnologie di un certo tipo ad altre di tipo molto più evoluto!
        Negare queste dinamiche è …. boh.. folle?

    • Ciao. Allora io dico: risposta falsata. E ti spiego perchè.

      A prescindere dal fatto che io abbia studiato queste cose, qui ti sto parlando da “utente” e non da “dottore”. Altrimenti, non avrei riportato un discorso nel quale non credo, nè lo riporto perchè mi hanno “indottrinato”.

      Se al mondo ci fosse UN SOLO produttore di auto, è evidente che non essendoci sfida tecnologica o RISCHIO di perdere utenti, allora avremmo ancora il motore a petrolio e auto a forma di carrozza.
      La concorrenza è una spina nel fianco, perchè ti spinge a varcare il tuo limite.

      Puoi pensare la stessa cosa nella vita vera, ad esempio nello sport. Che senso avrebbe dare il tuo meglio nella gara, se tu nuoti normalmente e non ci fossero orologi o altri concorrenti?
      Cioè, in altre parole, tu resteresti sempre al tuo livello di partenza se non avessi da confrontarti con altri. Sbaglio?

      Oggi avremmo scelta o innovazione, se il mondo fosse “mono-aziendale”?

      Quanto al discorso sull’ambiente, sul quale ti do ragione, ho una domanda: che c’entra con il nostro discorso?

      Ancora: come può l’intelletto umano accrescersi, se non lo stimoli e non lo “solleciti”, andando oltre quello che il tuo/mio stato “naturale” di animale “pensate” ci ha regalato?

      Infine: non so quale sia il tuo vissuto, ma se posso permettermi un parere amichevole, direi che parli di qualcosa che non hai approfondito, semplicemente perchè non metti in relazione la teoria e la realtà. Che il modello economico attuale sia sballato a livello di spreco e di inquinamento, è una assoluta verità. Ma relazionare questo al dubbio che la concorrenza non generei vantaggi per tutti, be’, insomma, significa non voler guardare la realtà per partito preso. E questo, per me, è un male assoluto, perchè genera più problemi di quelli che (teoricamente) mira a sistemare.

      • SirMau

        La realtà la sento e la vedo bene. Purtroppo la competizione è necessaria solo perché l’ uomo ha quel tipo di mentalità. Ma se nel mondo ci fosse un solo cellulare al quale tutti possono lavorarci e che gli sviluppi non siano dettati dal guadagno ma dalla voglia di portare l’ umanità a un balzo in avanti tecnologico ed ecologico avresti oggi un cellulare universale tecnologicamente molto più avanti di tutti quelli che vedi nel mercato.
        Questo processo in ogni caso si verificherà con il superamento del concetto di “economia dei soldi”.
        çLa competizione è solo un concetto, non è la reale necessità dell’ uomo. Io ti ho proprio spiegato quele

        • Purtroppo stai descrivendo una realtà che parla dell’uomo, però facendo finta che l’uomo non esista.
          Il che evidenzia tante tante contraddizioni in quello che dici. Ti riassumo il concetto: come puoi sperare in mondo diverso da quello costruito dall’uomo, senza ricordarti che questo mondo è frutto dei sentimenti che caratterizzano l’uomo? Se dal discorso annulli quello che siamo, cioè amore ed intelligenza, ma anche invidia, rabbia, egoismo, allora stai parlando di un mondo che non esiste.

          Forse sei solo molto molto giovane e, se così fosse, non potrei fare altro che rispettare questo tuo modo di vedere le cose,che però non posso condividere (se non nel desiderio di rispettare il creato e la natura). Quella che tu chiami realtà, non fa altro che raccontare un mondo ipotetico che non trova riscontro in quello che è davvero l’uomo. Nel mio mondo ipotetico non vorrei nè ignoranza nè cellulari, ad esempio, ma così come per il tuo mondo, nemmeno il mio esiste. Purtroppo.

          Spero tu capisca che gli ingegneri del tuo mondo perfetto sarebbero 2 o 3, che a lavorare la terra non ci andrebbe nessuno, e così via, perchè nessuno si occuperebbe di niente di più del “minimo indispensabile”, se non ci fosse una “MOLLA” (chiamala come vuoi: guadagno, successo, ambizione, avarizia, generosità, etc.) a spingere il cambiamento.

          Con questo la chiudo qui, perchè parliamo con molta evidenza di due cose diverse. Se vuoi vedere cosa sia la realtà, non credere a me: apri un giornale, cerca un lavoro, scontrati con la cattiveria altrui, poi con l’amore, con il successo, con la cronaca del tuo quartiere o della tua città/nazione. Piaccia non piaccia, l’unica REALTA’ è quella. Che poi possa non piacermi, be’, è un altro discorso.

        • MatitaNera

          ma di cosa stai parlando ? per favore…il cellulare unico…

      • SirMau

        è la

      • SirMau

        La competizione è un concetto, non è la realtà.
        Avere un unica azienda che lavora un telefono a cui possono lavorarci tutti porta a vedere l’ utilità, la vera tecnologia ed ecologia. Separare le cose è sbagliato, ambiente e uomo sono insindacabilmente legati non si può parlare di una cosa e di un altra separatamente.
        Comunque si svilupperebbero nuove tecnologie in pochissimo tempo dettate non dal concetto economico del guadagno ma da quello umanitario e ambientale.
        Oggi avresti un cellulare tecnologicamente superiore di qualsiasi cosa in commercio.
        Nel commento precedente (a grandi linee ovviamente) proprio come funziona la realtà.
        E questo processo di evoluzione comunque avverrà in ogni caso proprio perché è ciò che è giusto ed efficiente.
        Se poi non ci credi o non riesci a collegare le cose ti consiglio di ascoltare chi ha capito e studiato le scienze naturali che comprendono TUTTO ciò che è umano.

    • simone950

      Esempio semplice, la f1… Mercedes arriva nel 2014 con una macchina di circa 1,5 secondi a giro più veloce delle altre… Se fosse stata la sola costruttrice avrebbe comunque investito i suoi 450ml di dollari annui in ricerca e sviluppo?? No! Magari avrebbe comunque investito dei soldi ma in quantità sicuramente minore, avendo la concorrenza di ferrari e redbull invece si cede costretta a velocizzare lo sviluppo e quindi mantenere il distacco dalle altre

      • Esatto.. .ma mi leggete nel pensiero ? Scrivendo ho pensato pure al mondo della Formula Uno. Hanno ucciso la competizione!

  • Alvin1520

    Vedremo come evolverà il mercato. Una cosa certa è che molti produttori noti stanno faticando sempre più a introdurre novità e a mantenere un buon risultato a fine periodo.. Quindi qualcosa dovrà succedere per smuovere la situazione, altrimenti ne rimarranno sempre meno..

    • SirMau

      Il motivo è perché c’è uno spreco enorme di risorse. I materiali sono sempre più difficili da reperire.
      Ma si continua a fare tantissimi modelli diversi, sprecati…

      • E guarda un po’… è solo attraverso la ricerca (cioè lo stimolo a progredire) che hanno sostituito alcuni materiali esauribili con altri.
        (ripeto ancora: il discorso ecologico è diverso, anche se collegato: oggi useremmo prodotti ancora peggiori del passato se non vi fosse, tra le altre cose, la concorrenza. Che sì, lo ammetto, ha portato anche a cose folli come l’olio di palma. Non lo nego)

  • Davvero gentile, grazie :)

  • ILCONDOTTIERO

    Articolo in pieno stile Roc , fa presupporre due cose che ieri sera é andata ricca ;) , che stamattina eri di buon umore e che la notte ti ha portato consiglio XD , articolo molto bello.
    Oggi molti competitors sono in piena e profonda crisi , questo fenomeno é in crescita , molto spesso non se ne parla o si sottovaluta . Credo che nei prossimi anni oltre ai produttori di marchi cinesi in crescita si arriverà ad un punto dove di conseguenza avverrà una forte scrematura e ne vedremo delle belle . Chi é convinto e avrà la convinzione di esserci sarà uno dei primi a cadere .

  • Alessandro

    Partendo un po’ da questo tuo lungo post mi allineo dicendo che l’innovatore non è tanto chi segue ma chi viene seguito.
    Huawei pare abbia deciso di puntare su una idea, che sia innovativa lo stabilirà il successo o l’insuccesso di quest’ultima nella sua realizzazione, sicuramente l’innovatore per innovare e diventare inseguito invece che inseguitore dovrà credere nella propria idea, investire in essa e assumersi una quantità di rischio considerevole.
    Apple oggi per motivi di innovazione o per moda, è l’azienda che in molti casi, viene seguita (soprattutto nel mondo smartphone). Questa fa la differenza probabilmente da un azienda che vive l’intera vita a inseguire anziché cercando di essere lei stessa inseguita.
    Microsoft oggi con la sua risposta del mobile, pare stia dicendo: Non vogliamo investire sul mobile soldi per realizzare qualcosa che oggi esiste già, e viene fornito dalla concorrenza (quindi inseguire ciò che la concorrenza oggi produce cercando di ricavarne un utile) ma realizzare qualcosa di nuovo, ridefinire gli smartphone e il mobile, in poche parole vuole produrre un nuovo dispositivo innovativo che sia diverso da ciò che oggi è comunemente offerto dai competitor.
    In poche parole vuol smettere di inseguire perché non crede sia questa la strada che può ribaltare le sorti del mobile ma vuole essere colei che innoverà e sarà inseguita come sta succedendo con i suoi ibridi 2in1 (Surface Pro) e le altre tecnologie che sta avanzando negli altri settori della propria azienda.
    Questa suona molto come un scelta di chi vuol essere oggi Microsoft, un azienda che innova, assume rischi ma che non necessariamente sarà capita o fornirà esattamente ciò che i consumatori si aspettano di avere, come del resto il primo iphone con schermo touch non era ciò che tutti si aspettavano quando il mondo usava ancora le tastiere fisiche.

    • Sono d’accordo con il concetto di fondo, perchè hai capito che sotto sotto ho parlato anche di Microsoft e della sensazione che dà di non credere nelle sue attività.

      La parte con la quale non sono molto concorde è quella relativa al chi segua chi.
      Se uno inventa il laser, io posso inventare mille modi per applicarlo e segnare così un nuovo paletto al quale gli altri (che oggettivamente USANO la mia idea, quindi l’hanno seguita) potranno dare letture diverse e porre nuovi paletti.
      Quindi, è l’effetto dell’idea il nocciolo della questione: chi insegue è al tempo stesso promotore di idee ed emulatore, cacciatore e preda.
      L’effetto sugli altri è il quid del mio articolo, cioè la mano invisibile. L’azione di uno diventa idea e quell’idea diviene materiale per gli altri, pur tenendo a mente che l’idea iniziale era una cosa nata a vantaggio di chi l’ha creata!

      • skywalkersenior

        Ovvio. Non sempre l’idea vincente è quella originale. Tante volte una piccola miglioria, o un diverso approccio con il pubblico, fanno si che un prodotto, pur non originalissimo o rivoluzionario, diventi il nuovo punto di riferimento, come l’iPhone…non è che non esistessero Smartphone prima, solo che non erano riusciti a “creare il bisogno”, ciò che la Apple ha invece fatto (e continua a fare)

      • 000

        In tal proposito, non è che è stata LG a proporre il primo telefono modulare?… Forse non lg ma l’ input viene da altro non huawei…idem quando si parla delle ide copiate da Nokia.
        Un mio ex titolare diceva una cosa saggia in proposito, diceva che non c’è niente da inventare, c’è già tutto, basta saperlo cogliere.

        • Non ricordo con precisione, mio caro. Però spero che il concetto resti uguale. Un’azienda prova una cosa (come Apple, che non fu certo la prima a lasciare i touch con le app) e, se ha successo, i competitor la “osservano” e provano a fare qualcosa di simile, migliore o altrattanto “forte” :)

          • 000

            Il concetto è lo stesso! 😉 anzi rafforzativo, però sminuente di quanti dicono che Nokia è stata copiata…effettivamente come dici tu quando uno ha una ha buona idea è naturale che altri provano a farne una loro versione migliorata(almeno nelle intenzioni)..

  • pioppone

    Articolo davvero stimolante e ben scritto, complimenti

  • MatitaNera

    mi pare che si tenda a minimazzare o demonizzare il concetto di “moda” o di status-symbol…qui forse si guarda troppo la parte “tecnologica” che l’utente comune ovviamente salta a piè pari…anche lo smatphone è antrato nell’ottica di tutti gli altri oggetti di consumo…alcune auto si vendono di più perchè sono meglio tecnologicamente ? no. Si vendono di più alcunu capi di abbigliamento perchè hanno un tessuto migliore ? no. Ma c’è tutto un aspetto impalpabile che indirizza gli utenti…altrimenti saremmo tutti con la stessa auto e con una specie di pratico saio per vestirci…

    • Uhm, credo di no. Non cercavo di demonizzare, quanto piuttosto di banalizzarlo il concetto di moda. Perchè, proprio per le tue giuste “conclusioni”, si tratta di un fattore effimero.
      Fatto che, spessissimo, assume per “non conoscenza” i contorni del parametro tecnico… QUanti acquistano un’auto non tanto perchè “va di moda”, ma convinti dalla pubblicità che sia molto sicura? E quanti, parlando di questo, ipotizzano cose ASSURDE solo perchè le ripetono in tanti?
      Es. Molti comprano una Golf, convinti di avere sicurezza ai vertici e qualità. NOn certo perchè in alcune varianti è bella! Però, questo non significa che un’altra auto, magari meno pubblicizzata, sia da meno alla golf.

      Molti comprano le grandi marche di vestiti, oltre che per “assoggettamento” sociale, anche nella (vana) convinzione che l’alto costo equivalga per forza a materiali di primissima qualità.

      Ricordo, a tal proposito, il caso Moncler, il caso VW, e tutti gli altri casi in cui, una tantum, sono venute fuori faccende (confermate) che hanno raccontato di una qualità diversa da quella “Ipotizzata”.

      La moda è un parametro che banalizzo non perchè sia inconsistente, ma semplicemente perchè genera confusione ed alimenta credenze “vuote”.

  • Biancio86

    Pur studiando (…) ingegneria edile, ho sempre avuto una visione dell’economia uguale a questa: la voglia di un singolo, un imprenditore, di “fare qualcosa”, di creare un qualche prodotto, di investire per realizzarlo e, alla fine, trarne un profitto, non può far altro che farne trarre un beneficio alla collettività (se sfruttato a dovere e non abusato) sia in termini del singolo marchio che per una pluralità di essi – tramite la concorrenza -, e come al solito l’analisi non fa una grinza, gran bel pezzo Roc!

    • Grazie per i complimenti e per aver condiviso il tuo pensiero ;)

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