Microsoft e la sottile linea rossa tra tutela dei dati ed arbitrio: il caso dell’attacco terroristico di Londra | Focus

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Sul proprio blog ufficiale, Microsoft ha reso noto di aver attivamente collaborato con le autorità inglesi, a sèguito dell’attacco terroristico avvenuto a Londra una settimana fa. Però…

Vi prego di leggere tutto con calma ed attenzione. Gli argomenti sono molto delicati e mi piacerebbe ne venisse fuori un discorso costruttivo e civile. Grazie.

Dunque, del terrorismo e delle sue ragioni – che personalmente condanno al pari di “missioni di pace” ispirate solo a convenienza e violenza – eviterò di parlare, semplicemente perchè ritengo sbagliato addossare alla “fede” questioni che con la Fede non hanno davvero nulla a che fare, ma che anzi vanno decisamente contro i suoi principi fondanti, tra i quali mi piace ricordare il rispetto per la vita umana.

In ogni caso, restando nel nostro piccolo mondo elettronico, oggi vi racconto qualcosa che non molti hanno notato, ma che vista la nostra natura di curiosoni mi piace portare alla vostra attenzione. Un’azienda è sempre un’azienda, anche in caso di sciagure, ed anche quanto apparentemente fa il proprio dovere. Vado a spiegarmi.

Microsoft, sul blog Ufficiale: collaborazione con autorità

Pochissimi giorni  dopo l’attentato di Londra (ne avrete sentito parlare, ma per i dettagli vi rimando ad un post su Wikipedia), sul Blog Ufficiale di Microsoft è apparso il seguente post:

Responding to lawful requests
data: 27 Marzo 2017

Microsoft confirmed that it had received last week lawful orders seeking email information relating to the terrorist attack in London, and that it had promptly provided the information requested.  This follows prompt action when Microsoft responded to 14 lawful requests following the November 2015 terrorist attack in Paris and the Paris attack on Charlie Hebdo in January 2015.
Our team responded in under 30 minutes last week to verify that the legal order was valid and provided law enforcement the information that was sought,” said Microsoft President Brad Smith. “Our global team is on call 24/7 and responds when it receives a proper and lawful order. This of course is different from helping a government outside the rule of law to turn over private information or hack or attack a customer, which we’ve said clearly we will not do. We’re committed both to protecting public safety and safeguarding personal privacy, and we believe that proper legal process is the key to striking this balance.”

Diffondere notizie per giusta ragione, il parere di Microsoft

Quanto sopra, tradotto in maniera non letterale, suona più o meno così:

Microsoft precisa di aver ricevuto “ordine” da parte delle Autorità inglesi di fornire informazioni circa le mail che avessero a che fare con l’attacco terroristico di Londra, e di aver risposto con prontezza, fornendo le info richieste, così come già accaduto negli attacchi del 2015 a Parigi […] Questo naturalmente è diverso dall’aiutare un Governo, al di fuori dello stato di diritto, che ci chiede di consegnare informazioni private o “suggerimenti/hack” per attaccare un cliente, cosa alla quale abbiamo detto e diremo di no

Queste parole suonano molto forti, rispetto anche a quanto già ho avuto modo di raccontarvi qualche tempo addietro, circa la tenare resistenza di Microsoft a rilasciare dati personali alla Corte di Giustizia (o alle Autorità, diciamo così, genericamente) degli Usa.

L’accento è marcatamente posto (nel testo originale) sia sulla disponibilità 24 ore su 24, 7 giorni su 7, del team di lavoro Microsoft SOLO quando la richiesta sia a norma di legge e giustificata da precisi motivi, sia sulla netta riluttanza a fornire al Governo (o suoi intermediari legali) informazioni allorquando invece …. ?

Momento, momento, momento: cosa è giusto?

Ecco, il punto è questo. L’era digitale mette tutti noi di fronte a scelte che, spesso, più che un netto contrasto tra “giusto” e “sbagliato”, delineano uno scenario confuso tra quello che è viene immaginato come giusto ed il suo contrario, con mille posizioni intermedie a fare da ulteriore elemento di caos.

Mettendoci nell’ottica della Società civile, Microsoft sta praticamente SCEGLIENDO quali informazioni dare ed a chi. Cioè, per essere più precisi, il portavoce di Microsoft ha manifestato esplicitamente due tipi di situazione:

  • quelle in cui Microsoft riceve un ordine di un’Autorità governativa, fa le sue verifiche (?) e poi concede i dati;
  • ed invece quella in cui Microsoft riceve un ordine da un’Autorità governativa, fa le sue verifiche (??) e poi… Decide di non fornirli.

Riesco a spiegare l’assurdo? Se sì, mi chiedo: ma allora, cosa è giusto?

Nell’articolo che ho linkato, Microsoft si è fermamente opposta a concedere dei dati alle Autorità, portando motivazioni di privacy, tecniche e chissà cos’altro (leggetevelo, se vi va). In questa sede, invece, per quanto “umoralmente” le motivazioni sia comprensibili, ha dato libero accesso alle informazioni in suo possesso, così da permettere di catturare altri “cattivi” e di riportare l’ordine nel mondo (?).

Ed allora, qualquadra non cosa

Ripeto, ripeto e ripeto ancora: questo mio discorso va letto al di fuori della percezione di giusto/sbagliato che possiamo avere di chi usi il terrore o la violenza contro altri esseri viventi. Mi raccomando, non mi fraintendete. Condanno con fermezza chi usi la violenza per far valere una propria presunta ragione, chiunque lo faccia e per qualsiasi motivo.

Il mio discorso verte piuttosto sul grado di “antipatia” che una persona senziente dovrebbe riversare verso una società come la nostra, verso tutte le anomalie strutturali che ci confondono e ci portano a mettere il nostro cuore nelle mani di soggetti (economici e non) che non fanno altro che orientare un sentimento “di pancia”.

Non intendo accusare nessuno, sia molto chiaro, tuttavia desidero sottolineare una personale perplessità circa questa storia: in quale momento storico Microsoft ha ricevuto il potere costituzionale di SCEGLIERE a quale autorità concedere dei dati? E’ bene che alcuni abbiano un potere superiore a quello dello Stato al quale abbiamo concesso mandato di sovranità?

Faccio per dire: forse negare i dati di utenti collegati ad un attacco terroristico comporterebbe un drastico calo di consensi, mentre negare i dati di un “povero” evasore fiscale la fa sembrare più “grande Microsoft, che proteggi i nostri dati dal governo che ci spia“?

In quest’ottica – e ribandendo un: lungi da me giustificare o sostenere cose “strane” – come vi appare allora la presa di posizione del Governo Cinese, circa il quasi obbligo di riscrivere Windows 10 per adattarlo alla legge della Cina?

Ne abbiamo parlato in un articolo dedicato (Windows 10 su misura per la Cina: ecco i motivi).

Ecco, ora vorrei sapere da voi di che cosa stiamo parlando e, se ci riuscite, di indicarmi quale – secondo voi – possa essere considerato l’approccio “sbagliato” in questa vicenda…. Anche perchè, data la complessità dell’argomento, dò per assodato che non ne esista uno “giusto”.

 

Comunicato su Blog Microsoft | QUI

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