Quanto è pericolosa la normalità?

Normalità - Windows Lover Focus

In questi giorni di preoccupazione e timori causati dai fatti di Parigi, il Mondo occidentale torna a conosce paure antiche che la popolazione aveva ormai obliato da tempo. Una di esse, forse la paura più silenziosa e terrificante,  è  quella di non poter più vivere la propria normalità, di veder mettere in discussione aspetti del proprio vivere che, per lunghissimo tempo, il cittadino medio ha considerato un dovuto, una sorta di diritto impermeabile al corso della storia e della cronaca.

Insomma, per farla breve, un attacco alla normalità. Forse, a dispetto delle definizioni più elaborate e ricche di prosopopea, è questo che caratterizza e qualifica il terrorismo rispetto ad altre forme di “violenza” tipiche dell’uomo: il suo carattere entropico, votato al caos ed alla sovversione della normalità.

 

Come sempre, mi rendo conto che questo è un blog di telefonia e che, quindi, non è la sede più adatta per discutere di argomenti così importanti ed atipici insieme; come sempre, tuttavia, ritengo che un blog come Windows Lover sia più di un semplice Blog, capace nel tempo di evolvere e sintetizzare i concetti (superati?) di blog e di forum, per portarsi ad essere una comunità “vivente” di individui che, accomunati da una stessa passione per la tecnologia, sappiano anche pensare con la propria testa e guardare in prospettiva a tutto quello che li circonda. A partire dalle cose tecnologiche, per approdare alla vita “vera”. E senza insegnare nulla a nessuno, bensì con lo scopo di condividere un punto di vista, argomentandolo e ragionandoci attorno.

 

Lo scopo di articoli come questo, allora, diviene essenzialmente quello di portare alla vostra attenzione qualcosa che abbia a che fare con “il nostro mondo geek” e che, tramite esso, riguardi la vostra vita “là fuori”, quella vera, quella minacciata nella sua normalità proprio da chi non sa trovare un limite al lato peggiore del genere umano.

 

A tal proposito, mi piacerebbe evidenziare come le cose di ogni giorno, quelle normali e che usiamo con innocenza durante il susseguirsi della normalità delle nostre vite, possano diventare, se governate dal caos, strumenti di morte o di “propaganda”, con i quali trasformare la normalità in qualcosa che proprio non lo è.

Leggete qui:

Avvenire - Telegram - Windows Lover

Questo titolo, prelevato dal giornale “Avvenire” è solo uno dei tantissimi titoli similari che potrete trovare in rete in questi giorni, aventi ad oggetto l’associazione tra TELEGRAM (la nota app di messaggistica multipiattaforma) ed il terrorismo.

 

Non mi credete? Guardate qui:

 

■  laRepubblica: “Terrorismo: Telegram oscura propaganda Isis,chiusi 242 canali“;

■  Corriere della Sera: “Anche Telegram oscura Isis. Bloccati 78 account jihadisti“;

■  L’Unità: “L’Isis sceglie Telegram per la sua propaganda e raggiunge più di 4mila iscritti”;

■  AGI: “Russia: deputati chiedono blocco Telegram ‘usato da terroristi’! “.

 

Potrei continuare molto a lungo, citando testate di destra, sinistra, centro e pure oblique. Tuttavia ritengo che il concetto sia abbastanza chiaro ed altrettanto trasversale. Secondo queste testate (praticamente TUTTE quelle che sono riuscito a consultare), i terroristi si stanno servendo dell’applicazione Telegram per condividere tra i “militanti” i propri ordini di morte.

TELEGRAM

Ora, pensateci bene. Quello stesso Telegram che usate magari ogni giorno per scrivere “buongiorno” alla persona che amate, quello stesso Telegram sul quale siete soliti chiacchierare o prendervi in giro con gli amici, serve per portare scompiglio e morte nelle nostre vite. Ovviamente, questo può valere per migliaia di altre cose, dalle auto alle semplici buste di plastica, sia chiaro! Concentro la mia attenzione su Telegram proprio perchè lo conosciamo un po’ tutti e, sopra altri discorsi, riguarda il nostro piccolo mondo digitale.

Quanto fa tristezza vedere usata la nostra normalità per fini ed atti che nulla posseggono di umano e normale? Quanto fa “strano” sentire che uno strumento nato per garantire la nostra privacy (diritto assolutamente inviolabile… in tempi di pace), cioè il diritto ad una sfera intima e privata che riguardi la nostra vita, ora sia stato convertito a “strumento” di guerra?

 

A me duole molto. E ciò perchè si evidenzia in tutta la sua crudezza quanto siamo vulnerabili, fragili, appoggiati senza protezioni a strumenti che non possiamo nè sappiamo più governare, strumenti che oggi servono con obbedienza il loro padrone ma che, domani, invece POTREBBERO contribuire annientarci.  Ma soprattutto, mi duole constatare come il nostro complesso e sofisticato sistema di diritti [che dagli anni ’70 in poi ha quasi del tutto sprofondato in secondo piano quello dei DOVERI], sia praticamente l’arma più potente che abbiamo consegnato in mano a potenziali nemici della nostra normalità.

 

Telegram è diventato famoso, anche per la sua “sicurezza”Chat segrete e provviste di auto-distruzione, crittografia talmente avanzata e potente da mettere in palio 200mila dollari per colui/colei che riuscirà a violare uno dei messaggi della piattaforma Telegram. Una sfida aperta che, ad oggi, ancora non è stata vinta da nessuno.

 

E, allargando il campo d’analisi: una protezione di tipo “quasi militare”, che in tempi di pace e regolarità democratica potrebbe servire (al più) a nascondere discorsi porcini con il nostro partner o discussioni di lavoro di una certa riservatezza, diviene d’improvviso uno strumento di tipo “eversivo”. E che sfrutta la normalità delle cose per fare ancora più male.

 

La domanda che mi pongo in questo contesto è: quanto è pericolosa la normalità? Quanto abbiamo concesso con l’immobilismo dei nostri giorni in favore di strumenti utili, che però di fatto non conosciamo se non parzialmente? E poi, di conseguenza: quanto sappiamo davvero delle nostre vite digitali? Quali strumenti abbiamo per tutelare ciò che gli strumenti hi-tech ci promettono di dimenticare?

 

Chi di voi abbia visto il film “The imitation game (Enigma)”, avrà assistito agli sfiancanti tentativi di alcuni ricercatori (capeggiati dal matematico Alan Turing) volti ad approntare uno strumento logico-meccanico per cercare di decifrare le conversazioni militari (crittografate) dei nazisti, nel corso del secondo conflitto mondiale. E del ribaltamento del vantaggio tattico, in capo a quello schieramento che fosse riuscito a “riuscire ad interpretare” le segretissime conversazioni dell’altro.

 

Oggi, nel nostro oggi, quello vero, i rapporti di forza sono differenti e peggiori, forse. Non esiste un nemico vero, se non quello ideologico. E lo strumento di supremazia è il controllo generale e diffuso, proprio perchè il nemico non parla tedesco o italiano o americano, ma parla ogni lingua e vive accanto a noi. Questo, apre la porta a discorsi di portata mondiale in merito al controllo dei nostri dati, delle nostre conversazioni, delle nostre mail, dei nostri file, ed insomma (vedi anche l’articolo del nostro Simone) di tutto quanto il diritto alla  privacy determinerebbe come off limits da parte di CHIUNQUE altro non ne sia il legittimo proprietario o il reale destinatario.

 

Allora, quanto è pericolosa la normalità? Molto, forse troppo. Perchè ci rende vulnerabili per assuefazione, perchè ci rende sicuri di avere dei diritti e non conosci che essi possano essere un bene precario e volatile, sacrificabile – come democrazia vuole – quando la democrazia venga minacciata.

 

Volete un esempio? Volete vedere come i nostri padri costituenti – coloro che le guerre le hanno viste e combattute – hanno blindato la nostra democrazia, sperando che i politici attuali non pensassero a “moderne” (!) riletture volte solo a privarci della libertà? Volete vedere come si salva un diritto, anche in casi di pericolo? Ecco una lettura della nostra Costituzione:

 

L’emergenza nella Costituzione italiana è considerata solo marginalmente agli artt. 11, 77, 78, 87, 120 e 126.

Anzitutto, l’emergenza (il pericolo per l’essenza democratica, cioè) è contemplata, PREVISTA. Ma soprattutto REGOLAMENTATA.  Ancora:

Il potere che deriva nelle situazioni d’emergenza spetta, in linea di principio, al Parlamento seppure in maniera temperata dalla partecipazione di altri poteri […] Il ricorso all’uso di poteri straordinari è stato limitato volutamente dal Legislatore Costituente a pochi casi, onde evitare che in situazioni d’emergenza sia legittimato il ricorso a poteri eccezionali in funzione antidemocratica.

Il potere STRAODINARIO delle situazioni di emergenza è LIMITATO, circoscritto, al fine di evitare condotte anti democratiche o abusi di potere.

Nella nostra Carta Costituzionale è possibile riscontrare due gruppi di norme che prevedono l’adozione di poteri straordinari per le ipotesi di emergenza:
– il primo che contempla e limita il ricorso ai poteri straordinari;
– il secondo che obbliga o, comunque, vincola lo Stato a tutelare i diritti delle persone anche durante l’attività di prevenzione dei rischi e la gestione dei periodi di emergenza.

Lo stato di emergenza è ECCEZIONALE, vincolato ad un male gravissimo. Solo ed esclusivamente in tali casi la democrazia consente una compressione dei diritti del cittadino e delle prerogative di una organizzazione democratica. Uno di questi “casi eccezionali” è il cd. Stato di Guerra (quanto agli altri, se vorrete approfondire il discorso, recatevi qui: LINK). Esso determina:

 

[…] un potere derogatorio alla regola generale che vede l’Esecutivo come titolare esclusivo dei poteri straordinari (comma 2 – art. 77 C).Il potere di attivare lo stato di guerra spettante al Parlamento si configura come atto politico per eccellenza e presuppone un giudizio di necessità circa l’instaurazione del regime giuridico di eccezionalità. Detto giudizio segue la dichiarazione dello stato di guerra da parte del Presidente della Repubblica (comma 8 – art. 87 C) in funzione di controllo e di garanzia della decisione parlamentare, senza possibilità di intervento nel merito, eccezione fatta nei casi in cui la dichiarazione possa configurarsi come reato di attentato alla Costituzione o di alto tradimento (art. 90 C.). Anche se le norme riguardanti lo stato di guerra non sono state mai applicate, si deve sottolineare che esse, sotto il profilo teorico, rappresentano la massima espansione dei poteri eccezionali con sospensioni e deroghe del diritto ordinario. La dichiarazione dello stato di guerra comporta come effetti sostanziali l’assegnazione, in via esclusiva, al Governo delle attribuzioni straordinarie (poteri necessari ex art. 78 C.) idonee a derogare al sistema costituzionalmente garantito delle competenze e delle libertà.
Essi sono di tipo normativo ed amministrativo, spettando alla magistratura militare l’esercizio dei poteri giurisdizionali speciali.

In buona sostanza, è discrezione degli organi esecutivi del nostro Stato, limitare, ridurre o sopprimere alcune delle nostre libertà assodate, in casi di estremo pericolo per la vita stessa della nostra democrazia. Tali nostre libertà, quindi, NON sono assolute e imperiture, poichè questi sono caratteri della normalità. In caso di “grave emergenza”, non ci sono diritti assoluti e inviolabili. Resta solo la speranza di avere una normazione potente e solida a proteggerci e la fortuna di poter ritornare ad una vita regolare ed improntata ai medesimi principi. La abbiamo? Opera, attualmente? Ci protegge da “arbitri determinati dalla necessità”? Chi lo sa.

 

Preghiamo seriamente di non veder mai modificate queste parole e soprattutto di non dover mai assistere all’applicazione della lettera costituzionale in materia.  Inoltre, speriamo sempre che, sempre più, la gente possa imparare a fare tesoro delle cose “vecchie”, quelle che magari non contemplavano Telegram tra i problemi del mondo, ma che con saggezza costruivano la società pensando al futuro ed alla normalità, come una conquista e non solo come un “dovuto”. Accanto a questo, che poi era la finalità della mia riflessione in questo focus, il discorso attuale e preponderante ritorna ad essere quello relativo non solo al nostro diritto alla riservatezza, ma anche a soprattutto quello relativo alla nostra vulnerabilità, nei tempi moderni.

Volutamente, non ho fatto cenno ad alcuni dei titoli, secondo i quali Telegram avrebbe chiuso 70 gruppi “sospettati” di terrorismo. Non possiamo sapere quanto la notizia sia fondata (ma Telegram non era crittografato? Davvero i malviventi di ogni nazionalità sono così polli da non usare i messaggi crittografati”?) nè quale messaggio recondito tale notizia possa avere. Non dimentichiamoci nemmeno per un instate che telegram ha radici RUSSE e che, quindi, questo potrebbe essere solo un piccolo “messaggio” (TELEGRAM è a rischio terrorismo) per giustificare un (auspicabile? Non so! Forse sì) controllo di massa di questa piattaforma e, da qui, di tutte le altre. Un controllo ancora più massiccio di quello attualmente esistente, giustificato dalla situazione di “pericolo”.

 

Visto? Ecco il parallelo con la nostra Carta Costituzionale. Apro una piccola parentesi: ragazzi, amatela e studiatela di più. Non è pallosa come sembra. Non fatevi fregare e non fate come qualcuno che conosco che confonde quelle meravigliose paroele di saggezza, speranza e desiderio di non vedere più la nostra Patria stuprata dalla Guerra, con il lerciume politico che ci circonda!! Non fatevi imbrogliare da chi vi dice che la colpa dei nostri guai economici e politici sia nelle due camere! Non è così! E’ la gente che le popola, le Camere, a non essere più degna di quello che i nostri Padri Costituenti hanno previsto! Così come non è Telegram il problema, bensì l’uso che se ne fa! E – ahimè – ciò che altre persone potranno fare in nome della “difesa comune”.

 

A questo punto, dopo questo lungo sproloquio (vi siete addormentati, vero?) nel quale non posso dire tutto e forse non ho detto niente (chissà), invito i superstiti all’abbiocco a scrivere la propria opinione in merito. Vi chiedo:

 

Quanto è pericolosa la normalità?

 

 

 

 

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  • Sergione

    Se anche Telegram sarà utilizzato dal terrorismo… No parole per commentare. Dico, perchè tutto ciò?

    • Rabza

      Qualsiasi cosa può essere usata dai terroristi.
      Paradossalmente tenere un basso profilo e usare metodi che milioni di persone usano li rende meno rintracciabili visto che spesso intelligence mira ben più in alto (termine intelligence usato in modo generico).
      Tipo l’ultraleggero atterrato nel cortile della casa bianca…

  • Francesco Nunnari

    e’ quasi un paradosso l’applicazione di messaggistica più’ sicura e migliore per eccellenza in tutto, usata dai terroristi dell’isis proprio perché’ le conversazioni sono tutte criptate!se non erro i russi proprietari di questa meravigliosa app. tempo fa istituirono una scommessa:davano un 1 milione di euro a chiunque fosse riuscito ad entrare nei server dell’app…anche i migliori hacker hanno dovuto sventolare nonostante la proposta allettante bandiera bianca!incredibile…altro che whatsapp…sicura quanto una confezione di uova sul fondo di una busta della spesa piena zeppa di roba!mi auguro comunque che non prendano provvedimenti drastici verso questa fantastica applicazione.sarebbe un doppio paradosso,censurare una applicazione perché’ da troppa sicurezza!…telegram insostituibile non si tocca!!!

  • CoffeyM

    Mi è piaciuto leggere questo pezzo. Molto. Rimango poco convinto del parallelismo con la nostra Costituzione perché i Padri costituenti, nella loro lungimiranza, avevano previsto i “casi eccezionali” cui si può andare incontro. Spesso, ahimè, questa riflessione manca invece a chi progetta e costruisce strumenti (quali che siano) per renderci la vita un poco migliore o semplicemente spinti dalla voglia di fare di più / fare qualcosa di meglio che in una parola chiamiamo “progresso”. Il caso di telegram, nel suo carattere paradossale, è emblematico. Costruiamo uno strumento per tutelare la privacy degli utenti e crediamo di fare qualcosa di buono/intelligente. Invece mettiamo nelle mani di sudici uno strumento di comunicazione potente. Penso che c’è e ci sarà sempre chi vede la normalità con un occhio diverso dal nostro. Non è la normalità che mi incute timore, è il fatto che si ragiona quasi mai mettendosi nei panni di chi vede la normalità in modo diverso da noi. È sui margini dei nostri orizzonti di senso che si gioca la partita. Una barzelletta che ho visto diceva: “uno scienziato ti può spiegare come clonare un dinosauro, ma tu fidati dello scienziato sociale che ti spiega perché potrebbe essere una cattiva idea farlo”

    • Ciao ?
      Il punto del parallelismo (grazie per il resto) é proprio quello che hai snocciolato tu: chi ha pianificato la nostra democrazia ha considerato anche di perderla e come poterla proteggere, “snaturandola”, cioè rendendola persino brutale ed oppressiva, se sarà il caso, ma entro un set di regole. Chi crea normalità oggi, invece, non contempla altro che la normalità, lasciando sottinteso (e quindi non regilamentato) l’arbitrio-rimedio contro ciò che non é normale.
      Per questo mi piaceva il parallelismo! ?

      • CoffeyM

        Ok ho capito meglio, grazie. Sono d’accordissimo con te su tutto.

    • Rabza

      Stupenda riflessione ?

  • Rabza

    Purtroppo penso che in casi come questo sia sempre necessario trovare un colpevole, per alleggerirsi la coscenza. In questo caso è toccato a telegram, in futuro chissà.
    Gli attentati ci son sempre stati, anche quando gli smartphones non esistevano e per come la vedo io gli attacchi ci sarebbero stati anche senza telegram (purtroppo). Andiamo a riallacciarci all’articolo dell’altro giorno sulla neutralità della tecnologia, non vengano a dirmi che se dei terroristi sono riusciti a compiere più attentati simultanei in una grande città (tra l’altro di recente sede di altri attacchi terroristici) la colpa è di telegram (o qualsivoglia affine capro espiatorio).
    Io oggi compio gli anni ed il più bel regalo é stato ieri riabbracciare la mia migliore amica che era atterrata venerdì notte scorso a Parigi per lavoro e che soggiornava a la defence. Se non ci fosse stato skipe sentirsi sarebbe stato un casino.
    Quindi che la smettano di guardare il dito che indica la luna!
    Scusate lo sfogo ?

    • Rabza

      Scusa. Presa dalla foga ho tralasciato di complimentarmi per l’articolo e di ringraziarti per le belle parole spese per questa community ai quali mi aggrego ?

  • TheVexed

    Interessante punto di vista e articolo intriso di pensiero. Provo a scrivere qualcosa anche io. La normalità tanto ricercata e voluta, non é la stessa in ogni epoca oppure in ogni luogo. La normalità come la conosciamo oggi e occidentale, muta passando ad esempio in altri paesi. Vedasi in corea del nord. Là c’è una certa normalità ma non si può dire che sia da salvaguardare, anzi forse sarebbe da stravolgere. Oppure c’era una certa normalità prima del 9/11, dopo 9/11, e fino a Parigi. Il punto é, chi decide cosa sia normale oppure no? Immagino l’opinione pubblica. Se in una classe di 10 studenti, 8 dicono che 2+2=5, il nono probabilmente si adeguerà e solo 1 manterrà le sue idee. Ma se ci fosse un gruppo che controlla, che dirige ciò che la gente pensa? Basta vedere i TG: servizi su servizi ci convincono che ci hanno invaso. Istigando odio e instillando paura. Anche per lo stesso Telegram. Come dire, se i terroristi vestono Prada, allora Prada aiuta i terroristi. Un tempo si censurava la stampa perché scomoda, ora la si ha come alleata per convincere popoli ad una guerra giusta. Ma prima di Parigi, c’era normalità con popoli pronti a vendersi le armi e dopo a dichiararsi guerra? Allora “quella normalità” c’è anche oggi.
    La Costituzione da te citata, è stata fatta da uomini e come tale non esule da errori (non sono assolutamente un esperto in diritto). Come dice CoffeyM, bisognerebbe mettersi nei panni di chi la “normalità” non la vede, anzi la mina. Che siano essi persone potenti ai posti decisionali, che siano schegge impazzite, il diritto alla vita non si può mai negare. Il peggior nemico dell’uomo è l’uomo e purtroppo ci si dovrà convivere per sempre, quindi se anche inventassero una “bomba” che fa fare la Pace, ci sarà sempre qualcuno pronto a trarne vantaggio personale.

  • Tiziano

    Ed è grazie a questi fantastici articoli che mi innamoro di volta in volta di voi ❤
    Gran bell’articolo, ricco di spunti di riflessione.
    Continuate così!

  • Inviasubito

    La nostra costituzione é la migliore che ci sia, ognuno é “comandato” da qualcun altro, così da avere un controllo completo e continuo che garantisce un limite di sicurezza su chi penserebbe solo ai propri interessi. Però ci sono “bug” che sono stati sfruttati a vantaggio di molti causando instabilità e portando il nostro sistema all’equivalente di Android.
    Senza preoccuparsi però che invece di avere numeri, tensioni e sensori, ci sono di mezzo le persone.
    Avevo scritto altro, molto altro, ma mi rendo conto che questo blog non tratta questi argomenti (seppur importanti), e parlare di queste cose mi da solo il nervoso. Quindi concludo dicendo che preferisco Windows ad Android xD