#Focus: Microsoft e la privacy, la posizione della multinazionale su un tema delicato

Quando la trasparenza da sola non è abbastanza“: già dal titolo del report pubblicato da Microsoft(che potete trovare cliccando qui) capiamo che il colosso tecnologico ha deciso di prendere una posizione forte su un tema molto delicato e particolarmente discusso nell’ultimo periodo: il rapporto sicurezza pubblica-privacy del singolo.

Microsoft offre servizi e prodotti, ma per farlo gestisce, come le altre multinazionali informatiche e non solo, una mole impressionante di informazioni sui suoi utenti.

Proprio per tale motivo, l’azienda è letteralmente sommersa da richieste governative di dati dei suoi utenti.

Ogni sei mesi, però, viene stilato un report che mette in luce sia i numeri delle richieste (statunitensi in primis), sia come Microsoft ha risposto a queste richieste e infine i dati complessivi sulle richieste di dati legate alla sicurezza nazionale degli USA e su quelle fatte sotto il Foreign Intelligence Surveillance Act (queste ultime con un delay di sei mesi rispetto a quelle nazionali).

Per quanto riguarda l’ultimo semestre (luglio-dicembre 2014), se da una parte il numero totale delle richieste di dati di clienti Microsoft è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al periodo precedente, dall’altra molti sono stati i cambiamenti dal punto di vista di queste pratiche.

In breve:

-il numero totale delle richieste di applicazioni della legge ricevute da Luglio a dicembre sono state 31.002, portando il totale annuale a 65.496. Molto meno del 2013 quando le richieste erano state 72.279

-dei dati forniti, il 3% erano contenuti che gli utenti avevano creato, condiviso o conservato sui servizi Microsoft come le email. Prima di fornire questo materiale, è stata richiesta un’ingiunzione legale o un mandato.

-il restante 97% dei dati forniti erano dati non-contenuto, ossia dati base del sottoscrivente, come il nome, indirizzo mail, Stato, Paese, codice postale e indirizzo IP individuati nel momento della registrazione.

-il numero delle richieste di applicazioni della legge rigettate perché non soddisfacevano i criteri legali è più che raddoppiato dal 2013 al 2014. Nel 2013 ne sono state rigettate 2.105 mentre nel 2014 4.379.

-le richieste dalle forze dell’ordine di cinque Paesi, quali Regno Unito, Francia, Germania, Turchia e Stati Uniti ammontano al 70% di tutte le richieste della seconda metà del 2014.

Dopo gli scandali che hanno coinvolto l’NSA, negli ultimi 14 mesi il governo statunitense ha approvato una maggiore trasparenza nel riportare gli ordini di sicurezza nazionale.

D’altronde però, sono emerse altre minacce a livello globale.
Istituzioni di tutto il mondo hanno cercato di limitare le misure di sicurezza come il criptaggio senza controbilanciare con protezioni legali più robuste per la gente: morale della favola è che se da una parte i governi richiedono solo i dati di una piccola parte dei clienti, dall’altra stanno cercando di alterare il bilancio tra la privacy e la pubblica sicurezza in un modo che coinvolge tutti.

Ci sono volte in cui le forze dell’ordine hanno bisogno di accedere ai dati per proteggere i cittadini.
Tuttavia, quell’accesso dovrebbe essere governato dal principio di legalità e non esigendo backdoor o indebolendo la sicurezza dei prodotti e servizi, usati da milioni di clienti rispettosi della legge.

Una più grande trasparenza dovrebbe inspirare un più informato confronto sulle politiche pubbliche che stanno alla base della sicurezza nazionale e proteggono i valori fondamentali.

Ci sono molte soluzioni che aumenterebbero la trasparenza e la responsabilità di governi e compagnie, e secondo Microsoft queste tre sono particolarmente importanti quest’anno:

-bisogna riformare la sorveglianza del governo. Leggi datate non tengono al sicuro il pubblico o salda la privacy. Occorre una riforma dell’ Electronic Communications Privacy Act (ECPA) e altre proposte come lo USA Freedom Act, che farebbero crescere le protezioni per i clienti e migliorare la trasparenza

-c’è bisogno di chiarezza sulle leggi internazionali quando si tratta di far applicare la legge per accedere a dati all’estero. C’è un crescente interesse da parte di alcuni governi di accedere ai dati dei clienti. Occorrono nuovi accordi che assicurino un regolare principio di legalità oltre i confini nazionali

-c’è bisogno dell’impegno dei governi a non hackerare le compagnie tecnologiche per accedere ai dati fuori senza passare per processi legali. Gli sforzi per hackerare le compagni tecnologiche hanno minato la fiducia nella sicurezza e nella privacy delle comunicazioni online. È tempo per il ramo esecutivo di mettere fine al suo silenzio su questa pratica che è venuta per la prima volta alla luce più di un anno fa.

Microsoft dimostra quindi di avere a cuore la salvaguardia dei propri utenti e di essere fortemente schierata a favore di pratiche informatiche più rispettose nei confronti di tutti.

Una voce forte che si pone come baluardo nella difesa del singolo e a cui i vari governi dovrebbero dare ascolto.

Voi cosa ne pensate in merito? Riusciranno interventi come questo a influenzare l’azione dei governi e far riacquistare la fiducia nei servizi online agli utenti del web?

FONTE: Microsoft

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Con la passione per la scrittura e maniaco di tecnologia, un esploratore dei recessi della comunicazione e dei suoi mezzi: un Indiana Jones dell'era digitale