Wunderlist, To-Do, Microsoft House e considerazioni personali

Mi è capitato di leggere un articolo di HDBlog che racconta di come Christian Reber (co-fondatore di Wunderlist) abbia lasciato dichiarazioni in merito all’acquisizione della sua app da parte di Microsoft e al lancio dell’applicazione To-Do. Ed ovviamente mi son fermato a riflettere (anche a seguito di recenti esperienze).

La storia

Acquistata da Microsoft nel 2015Wunderlist è un’applicazione per organizzare le proprie giornate o creare liste per progetti in team, molto popolare e molto apprezzata ormai da diversi anni (da ben prima che Microsoft la includesse nel suo parco Software).

Microsoft però non si accontentava di lasciarla così com’era ma, ovviamente, voleva integrarla con i suoi servizi Exchange, Outlook e Office e, anche per questioni di immagine, non poteva lasciarla sulla piattaforma server Amazon Web Services ma migrare il tutto su Azure. Cosa non semplice e quindi nacque, circa un anno dopo, Project Cheshire, quella che oggi chiamiamo Microsoft To-Do, disponibile per Windows (addirittura!), Android e iOS (ovviamente). Era più facile riscriverla da zero piuttosto che trasferire tutto.

Microsoft aveva intenzione di prendere tutto quel che c’era su Wunderlist e, nel giro di un anno, portarlo su To-Do, ma i tempi si son dimostrati più lunghi e, probabilmente, c’è da aspettare ancora molto.

Intanto, pochi mesi dopo l’ufficializzazione di To-Do, Reber ha lasciato Microsoft ma augura al resto della “sua” squadra, di riuscire nell’impresa.

La riflessione

Recentemente (venerdì 16 Marzo), sono stato in Microsoft House a Milano (la famosa e bellissima sede in viale Pasubio, a due passi da Corso Como) per un evento organizzato da Expertzone (il portale Microsoft che offre corsi di formazione a personale di vendita, agenti e addetti al supporto tecnico) al fine di presentare Surfacebook 2 a chi poi dovrà venderlo nei negozi.

Oltre ad ammirare il dispositivo protagonista della serata, oltre a vincere qualsiasi premio ai vari Quiz (un ombrello fighissimo, di quelli che si chiudono al contrario, con logo Microsoft Surfacebook 2 e 10€ da spendere sullo Store di Xbox e Windows), oltre ad ammirare i prodotti Wacom (partner della serata, con la loro Baboo Ink), oltre ad avere un orgasmo di fronte all’enorme Surface Hub, ho anche avuto modo di vedere e provare gli occhiali per la realtà aumentata e virtuale HP VR-1000 acquistabile su Amazon o su Amazon Francia (con spedizione anche in Italia, ovviamente).

Quest’ultimo prodotto non viene venduto ufficialmente in Italia, per svariati motivi (le app ci sono ma non abbastanza da poter essere venduto al pubblico italiano). Ma la cosa interessante dichiarata l’altra sera è che questo tipo di prodotti, come ogni cosa che fa Microsoft, è propedeutica per qualcosa che arriverà dopo.

La gente “normale” (se voi ci leggete siete già fuori da questa categoria, pensate alle vostre mamme o ai vostri amici “non tecnologici”) sarà abituata da questi prodotti “economici” alla realtà virtuale, poi a quella aumentata e infine sarà pronta ad accogliere nella propria quotidianità anche la realtà olografica (gli Hololens per intenderci).

Ma cosa c’entra questo con Wunderlist?

La cosa che ho pensato leggendo l’articolo di cui vi parlavo all’inizio, è proprio questo: il tempo, i piccoli passi che portano al progresso.

Da un lato abbiamo un’applicazione di successo che viene acquisita da Microsoft per trasformarla in un suo ulteriore servizio, e serve del tempo affinché il tutto si integri con un forte ecosistema già presente (io vedo le mie note To-Do nelle attività di Outlook così come senza far nulla ho già delle liste condivise insieme alle persone con cui avevo condiviso dei calendari in precedenza), ma affinché tutto sia ottimizzato serve del tempo, anche più del previsto (per quanta esperienza e lungimiranza possa avere una società, non sempre può prevedere il futuro in modo preciso, Tesla docet).

Dall’altro lato abbiamo dei prodotti come Surfacebook 2 e HoloLens che reinventano o inventano nuove categorie di prodotti. Nel primo caso abbiamo un prodotto ottimo, nato dal rodaggio di 5 anni di linea Surface, a cui si può contestare poco o nulla, che ha superato di tantissimo ogni più rosea aspettativa nei preordini (non ho dati alla mano, mi fido di quel che mi han detto alla Microsoft House), nel secondo abbiamo un prodotto presentato ormai nel 2015 ma che non è mai arrivato sul mercato consumer.

Molte aziende, anche importanti, usano HoloLens per i loro progetti, così come quest’anno, al Mobile World Congress 2018, ho potuto provarli in vari stand di compagnie che nulla avevano a che fare con Microsoft (direttamente) e utilizzavano HoloLens per mostrare altre cose (di cui fingevo di essere interessato e intanto mettevo ologrammi di ballerine in giro per gli stand). Ma le aziende non sono la vostra vicina di casa che vi chiede come si usa Facebook. Immettere un prodotto così innovativo sul mercato è rischioso tanto quanto aspettare troppo a immetterlo: da un lato è troppo presto, dall’altro è troppo tardi perché magari qualche altra società vi avrà soffiato l’idea.

Conclusione, giuro!

A questo punto penso che noi fan della tecnologia la facciamo spesso “troppo semplice”. Vediamo gli HoloLens? Li vogliamo subito. Microsoft acquista Wunderlist e poi crea To-Do? Subito giù i commenti (me incluso): “ma cosa fa? crea un doppione di una app già sua? Tra l’altro, fosse almeno uguale come funzionalità!”. Non sappiamo mai cosa c’è dietro. Poi ok, alla luce dei fatti si possono fare critiche, ma non sempre abbiamo l’interruttore per vederci chiaro sull’intera situazione.

L’innovazione segue due strade. La prima è quella pioneristica, in cui lanci sul mercato in tutta fretta dei prodotti che nessuno è pronto ad usare, talmente avanti che non c’è nemmeno la tecnologia adeguata di contorno per renderlo un dispositivo utilizzabile.

anno 2002 – Ballmer presenta Windows XP PC Tablet Edition

La seconda via è quella di aspettare tempi maturi e, magari partendo da concetti che esistono già, rilanciare un intero settore:

anno 2012 – Ballmer presenta il primo Surface Pro

Esiste anche una terza via: ed è quella di prendere un’idea innovativa, aspettare i tempi giusti e le tecnologie giuste, far finta che sia l’idea del secolo e vendere a tonnellate come se niente fosse uscito prima e niente uscirà dopo…

anno 2010 – Jobs presenta il primo iPad

Dai, scherzo:

anno 1993 – Apple Newton, anche se è un palmare, non un tablet…

Fatemi sapere nei commenti se questo lungo ragionamento vi ha annoiato o se vi ha dato spunti per ulteriori riflessioni!

Microsoft To-Do
Microsoft Corporation
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PC · Cellulare · Hub x64, x86, ARM, ARM64
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Mariano Mercuri
Chiedere ragione, è la prima cosa che l'apprendista filosofo dovrebbe apprendere a fare. Là dove nessuno chiede ragione, come può la filosofia anche solo cominciare? La domanda "perché?" ci fa scoprire l'intreccio di etica e logica, su cui i filosofi si interrogano, da Platone a Husserl. Se l'etica è la logica dell'agire giusto, la logica è l'etica del pensare [Roberta De Monticelli]